Peng Shuai, il mistero continua. La WTA: “Proviamo ancora inquietitudine”



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Peng Shuai, il mistero continua. La WTA: “Proviamo ancora inquietitudine”

Continua ad aleggiare un’aria di grande mistero attorno alla vicenda di Peng Shuai, la tennista cinese di cui si sono improvvisamente perse le tracce lo scorso novembre dopo le accuse di molestie da lei rivolte verso un ex vicepresidente del Partito Comunista, Zhang Gaoli.

Tutto il mondo del tennis si era attivato per trovare risposte circa la sua incolumità, WTA compresa, che aveva sospeso immediatamente gli eventi in calendario in Cina e avviato una indagine. Risposte rassicuranti sono arrivate lo scorso febbraio, quando Peng Shuai è riapparsa in pubblico in occasione delle Olimpiadi invernali di Pechino rilasciando anche una intervista a L'Équipe, oltre a tenersi in contatto con il presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) Thomas Bach.

Quella, tuttavia, è stata l’ultima uscita della ex campionessa Slam in doppio: da quel momento in poi, infatti, è tornato il completo silenzio circa le sue condizioni.

Peng Shuai, la WTA resta in ansia

Lo stesso Bach, peraltro, aveva svelato al quotidiano francese di averla invitata a Losanna, sede del comitato, salvo ricevere il declino di Peng che ha voluto posticipare la visita.

“Aveva dovuto mettersi in quarantena ventuno giorni per potermi incontrare ai Giochi, piuttosto che sottoporsi a un altro periodo simile ha preferito aspettare un po'”, ha spiegato il numero uno del CIO. Anche Amelie Mauresmo, direttrice del Roland Garros, ha rivelato di aver tentato, invano, di invitarla quest'anno alla Porte d'Auteuil.

Chi, invece, non ha avuto modo di stabilire ulteriori contatti con la giocatrice cinese è la WTA, che servendosi di un portavoce ha manifestato a L'Équipe la propria preoccupazione. “È stato bello vederla in pubblico durante l'Olimpiade ma questo non ha diminuito la nostra inquietudine dopo il messaggio dello scorso 2 novembre.

Peng è stata coraggiosa nell'indicare pubblicamente di essere stata sessualmente aggredita da un politico al vertice del governo cinese. Come per tutte le giocatrici in casi simili, abbiamo richiesto una indagine e la possibilità di incontrare Peng privatamente.

E restiamo fermi sulle nostre posizioni”, ha dichiarato il portavoce, che poi ha concluso: “Continuiamo a lavorare perché si possa tornare a giocare in Cina nel 2023, ma non rinunciamo ai nostri principi per questo” .

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