Shuai Peng: il mistero della tennista ‘scomparsa’



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Shuai Peng: il mistero della tennista ‘scomparsa’

È stata nel passato anche numero uno del mondo nel ranking di doppio, aggiudicandosi insieme alla sua compagna Su-Wei Hsieh due titoli del Grande Slam (Roland Garros e Wimbledon). Ora Shuai Peng è diventata nelle ultime settimane un caso internazionale.

Riavvolgendo il nastro, la cinese è finita sotto i riflettori per essere uscita allo scoperto e accusato di stupro l’ex vicepremier Zhang Gaoli su un social del Paese. Questo è accaduto lo scorso 2 novembre e da quella data non si sono più avute notizie ufficiali sulla tennista 35enne, che sembra essere ‘scomparsa’.

Nelle ultime ore, in rete, sta prendendo sempre più piede l'hashtag #WhereIsPengShaui, facendo rimbalzare ulteriormente la news in tutte le nazioni. Sicuramente l’argomento più rilevante e importante del tennis femminile fuori dal campo da gioco, vista la contemporaneità con le Finals a Guadalajara, in Messico.

Gli ultimi aggiornamenti

Sul caso proprio la Wta ha diffuso un comunicato ufficiale sulla questione, prendendo finalmente posizione. L’amministratore delegato Steve Simon si è fatto avanti e ha diffuso una nota dai risvolti molto interessanti: “Secondo alcune fonti, compresa la Federtennis cinese, dovrebbe trovarsi a Pechino.

Non sono sicuro e non posso confermarlo perché non ho parlato direttamente con lei” ha subito ammesso. Così come riportato dall’approfondimento di Riccardo Bisti su Tennis Magazine Italia, l’ad non ha esitato nelle dichiarazioni: “La certezza è che una nostra atleta ha effettuato accuse piuttosto gravi: la supportiamo e vogliamo dunque un'indagine completa e trasparente alle autorità cinesi in merito.

Se il fatto non sarà affrontato al meglio, dovremo prendere alcune decisioni e in tal caso siamo pronti a farlo” ha aggiunto Simon. Anche la campionessa del passato Martina Navratilova ha comunicato il proprio sostegno alle parole della Wta su Shuai Peng: “La nostra priorità assoluta e incrollabile è la salute e la sicurezza delle nostre giocatrici. Ne parliamo perché si possa fare giustizia” ha concluso Steve Simon.