Wta rimborsa quote annuali alle sue iscritte "premium" ma dimentica tutte le altre


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Wta rimborsa quote annuali alle sue iscritte "premium" ma dimentica tutte le altre

Il Consiglio di amministrazione della WTA ha deciso, a seguito della cancellazione dei tornei di tennis a causa della pandemia, di rimborsare alle atlete professioniste iscritte all’associazione la quota d’iscrizione che annualmente le giocatrici versano.

Secondo il regolamento WTA ci sono due categorie di iscritti: quella dei membri ordinari che pagano 1500 dollari l’anno di iscrizione, e quella dei membri associati che costa 650 dollari. Per essere "full membership" sono necessari alcuni requisiti: aver chiuso l’anno entro la posizione numero 150 in singolare o 50 in doppio e giocare almeno sei tornei del circuito WTA.

Si può essere membro associato, invece, se si occupa una posizione entro la numero 750 nel singolo o 250 nel doppio e giocare almeno un torneo WTA compresi i tornei del Grande Slam. Per queste due categorie di iscritti, la WTA ha deciso di rimborsare tre annualità: tutti i membri ordinari riceveranno 4500 dollari, gli altri 1950 dollari.

Peccato però che c’è una folta schiera di tenniste che non rientra in nessuna delle due categorie. Si tratta di quelle giocatrici che ogni anno pagano 250 dollari alla WTA solo per accedere al sito, iscriversi ai tornei ed avere tutte le informazioni che sono pubblicate nelle sezioni riservate del sito stesso.

In più, queste tenniste ogni volta che intendono presentarsi ad un torneo WTA, ranking permettendo, devono versare altri 250 dollari di iscrizione. Ebbene per queste giocatrici, che rappresentano la stragrande maggioranza delle atlete professioniste, la WTA non ha previsto alcun tipo di rimborso, spiegando, con una una mail di risposta a quella inviata dalla tennista ungherese Panna Udvardy, che il rimborso è riservato solo alle categorie “full membership” e “associate membership”.

La stessa Panna Udvardy, numero 347 del mondo, ha pubblicato su Instagram una storia in cui ritiene la decisione della WTA ingiusta. Ci siamo messi in contatto telefonico con lei che attualmente si trova in Florida dopo aver giocato, a inizio marzo, l’ITF 25mila di Olimpia in Brasile, sospeso proprio a seguito dell’emergenza sanitaria.

“Ci sono rimasta davvero male quando ho saputo che né io né tante altre tenniste avremmo ricevuto alcun rimborso, nonostante paghiamo ogni anno 250 dollari di iscrizione annuale alla WTA. Quando alcuni miei colleghi mi hanno detto che avrebbero ricevuto il rimborso della quota versata ero felice per loro e pensavo che sarebbe toccata anche a me”.

La tennista ungherese si chiede come sia possibile questa decisione: “Evidentemente noi non siamo così importanti come i tennisti più famosi. Non gli importa nulla di noi. Credo sia davvero ingiusto, perché anche noi siamo tenniste professioniste a tutti gli effetti.

Non ci meritiamo questo trattamento. Abbiamo prize money più bassi, meno sponsor, non riusciamo a pagarci le spese, figuriamoci mettere soldi da parte e per di più siamo anche discriminate”. Udvardy non è l’unica tennista che ha deciso di denunciare questa situazione.

Già qualche settimana fa Sofia Shapatava, con un post su twitter, aveva lanciato una petizione per aiutare i tennisti in difficoltà a causa dell’interruzione dei tornei. Adesso a seguito della decisione presa dal Cda della WTA anche la rumena Irina Fetecau e l’ungherese Anna Bondar hanno deciso di muoversi per far valere i loro diritti.

“Avevo già versato la quota di iscrizione al WTA di Bucarest previsto per Luglio che non mi verrà restituita nonostante il torneo sia stato cancellato, – continua Udvardy – davvero non capisco perché non debbano rimborsarci le quote che abbiamo già versato.

Non stiamo chiedendo un aiuto economico, si tratta di un semplice rimborso visto che non giocheremo quei tornei per cui abbiamo pagato l’iscrizione. È davvero un’ingiustizia” ha concluso la tennista ungherese.

Su questo tema anche Patrick Mouratoglu si era esposto con un post su Instagram in cui ha voluto ricordare che molti tennisti fuori dalla top 100 hanno bisogno di sostegno economico perché con una sospensione così lunga rischiano di non riuscire più a giocare a tennis.

La realtà è proprio questa, il tennis che vediamo in tv è solo la punta dell’iceberg.

Dietro i mostri sacri di questo sport c’è un numero elevatissimo di tennisti che in questo momento rischia, nel giro di pochi mesi, di dire addio ai proprio sogni e alla propria carriera costruita giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno con sacrifici, volontà, amore, sputando sangue e mangiando polvere.