WTA Zhengzhou e Nanchang: oriente sfortunato per Paolini ed Errani


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WTA Zhengzhou e Nanchang: oriente sfortunato per Paolini ed Errani

Nel giorno in cui l'Italia festeggia due giocatori tra i top-15 ATP (e il tennis maschile si prende una settimana di vacanza, almeno a livello di circuito maggiore), il divario con il movimento femminile si fa imbarazzante.

Forte dei maxi-accordi stipulati in Asia, il tour femminile sbarca in Cina e in Giappone con ben tre tornei: Zhengzhou (Premier), Nanchang e Hiroshima (International). Difficilmente cattureranno l'attenzione mainstream, vuoi per l'esagerata vicinanza con lo Us Open (i match sono iniziati un paio d'ore dopo la fine di Nadal-Medvedev), vuoi per un campo di partecipazione non eccelso, vuoi per gli orari scomodi, radicalmente diversi rispetto a quelli americani.

Però si gioca, e le tracce d'azzurro nel blu dei campi asiatici sono già svanite nella mattinata di lunedì. Avevamo soltanto due rappresentanti (tre se vogliamo considerare Liudmila Samsonova, la cui scelta di giocare per la Russia sembra ormai definitiva) e sono arrivate due sconfitte, senza raccogliere un set.

L'impegno più difficile era quello di Jasmine Paolini: la toscana ha fatto il suo esordio in un torneo Premier e aveva un impegno difficile, quasi proibitivo, contro la numero 22 del mondo, Petra Martic. La croata viene da un discreto Us Open, in cui aveva fatto una buona figura contro Serena Williams.

Le premesse non erano le migliori, ma Jasmine ha giocato una partita accettabile, soprattutto nel primo set, salvo poi arrendersi col punteggio di 7-5 6-1. Davanti a un buon pubblico per essere una prima giornata (e dalle abitudini tipicamente orientali, con gli ombrelli a proteggersi dal sole), Jasmine ha tenuto duro nel primo parziale, recuperando per due volte un break di svantaggio.

Dal 5-4 per lei, tuttavia, ha incassato un duro parziale di nove giochi a uno che ha fissato il punteggio sul 7-5 6-1. È positivo che la lucchese abbia scelto di misurarsi nel torneo più impegnativo: meglio fare esperienza ad alti livelli che raccogliere punti fini a se stessi contro avversarie mediocri, ma il divario è ancora sensibile.

Sul piano tecnico, il problema principale della Paolini rimane il servizio. Raccoglie pochissimi punti gratis ed è costretta a lottare su ogni singolo game. Alla lunga, si paga. Senza fare nulla di straordinario, la Martic è emersa alla distanza e ha conquistato un posto negli ottavi, in cui se la vedrà con la vincente di Ferro-Yang.

Nonostante la sconfitta, “Jas” è sempre più indiziata per diventare la prima italiana a entrare tra le top-100 dai tempi di Camila Giorgi, ultima a riuscirci. Seguendo i consigli di Renzo Furlan (che era con lei in Cina), quest'anno ha svolto una programmazione intelligente, alternando i tornei ITF (raccogliendo un paio di vittorie, a Curitiba e Brescia) a quelli WTA, issandosi in 117esima posizione.

C'è spazio per costruirsi una discreta carriera. Circa 900 km più a sud c'era Sara Errani, il cui 2019 si sta rivelando più complicato del previsto. Come se non bastassero le dolorose vicende extratennistiche che l'hanno bloccata negli ultimi due anni, sono arrivati una serie di problemi fisici che l'hanno bloccata per un mese e mezzo dopo il torneo di Palermo.

Contro Dalila Jakupovic (n.148 WTA) è arrivata una dura sconfitta per 6-1 6-1. Anche i dati in risposta, solitamente “amici” della Errani, sono stati negativi. Preoccupa il fatto che abbia perso contro una giocatrice che aveva perso nove delle ultime dieci partite perse.

Peccato: il campo di partecipazione non straordinario le aveva permesso di entrare direttamente in tabellone, fornendo una buona chance di raccogliere punti. In questo momento, tuttavia, “Sarita” sembra decisamente lontana dal rendimento di qualche anno fa.

Il 2019 non è ancora finito: la speranza è che possa raccogliere qualche punto in modo da garantirsi l'ingresso nelle qualificazioni dell'Australian Open 2020, in modo da poter iniziare l'anno nuovo respirando l'aria dei tornei più importanti, magari dopo una preparazione invernale ben fatta e senza assilli.

A 32 anni, il tempo ci sarebbe ancora. In fondo, tra le top-100 WTA ci sono ancora nove giocatrici più anziane di lei. Il problema, insomma, non è ancora la carta d'identità.