Wimbledon - Djokovic entra nel club dei 20. Battuto Berrettini in una storica finale



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Wimbledon - Djokovic entra nel club dei 20. Battuto Berrettini in una storica finale

Potremmo affidarci ai numeri per spiegare la grandezza di Novak Djokovic. Parlare del sesto ruggito ai Championships o della conquista del ventesimo Slam. Probabilmente sarebbe il metodo più efficace (ed evidentemente anche il più semplice) per evidenziare la realtà.

Il serbo è il più grande tra i più grandi. Nella prima, storica, finale con un tennista azzurro ai Championships, il numero uno del gruppone spezza definitivamente gli equilibri nel corso del terzo set.

"Matteo, Matteo, Matteo" urla il pubblico sul 3-2 15-40. La reazione di Djokovic, che sorride sotto i baffi, ha la forma di quattro punti consecutivi con il servizio. Si decide invece a cavallo tra il sesto e il settimo game il parziale numero quattro.

Con Djokovic che sul 15-30, on serve, evita con una magia tutti i problemi. Alla trentesima apparizione in carriera in una finale Slam, cioè a una sola lunghezza dal 're' del torneo, il serbo non sfrutta un iniziale vantaggio di 5-2 e si ritrova addirittura a inseguire.

Poco male. Alla soglia delle tre ore e trenta di gioco il 6-7(5) 6-4 6-4 6-4 è un manifesto. Berrettini - il terzo italiano nella storia a raggiungere un traguardo del genere, il primo a farlo nel più iconico dei teatri - gioca la partita giusta.

Anche se non sempre trova il sostegno del servizio, anche se non sempre riesce a resistere sulla diagonale debole. Il romano, storico, consolida comunque la piazza numero otto nel ranking, si assicura il podio nella Race e a Wimbledon (dopo una serie di undici vittorie consecutive sul rosso) si conferma ancora tra i migliori.

Per battere il migliore, però, delle volte non è sufficiente neanche la perfezione. Insomma: Djokovic raggiunge Federer e Nadal a quota venti Slam - inutile aggiungere anche che ha vinto più big titles e che ha un saldo migliore negli head to head on entrambi - e punta con lo sguardo a Tokyo e a New York dopo aver vinto anche gli Australian Open e il Roland Garros.

In ballo come al solito c'è la storia.

Djokovic fa venti come Federer e Nadal: Berrettini battuto in quattro set

Djokovic, che si presenta con un doppio fallo, perde il controllo del dritto sul 15-15 e bissa il doppio errore con la battuta a disposizione sul 30-30.

Berrettini - una presenza del tutto necessaria nel mezzo - non riesce a entrare nello scambio sul 30-40. Il campionissimo serbo si aggrappa ai vantaggi e con un pacchetto di soluzioni decisamente più ampio trova le soluzioni per scardinare il piano tattico del tennista azzurro.

Anche se nel terzo game si ritrova sullo 0-30 causa doppio fallo (il terzo) e scelta scellerata con la palla corta. Berrettini manca la chance di affacciarsi sullo 0-40 con un errore altrettanto banale nei pressi della rete e come nella logica delle cose subisce il contraccolpo psicologico nel game immediatamente successivo.

Il 5-2 è praticamente una conseguenza logica. Paralizzato dalla tensione, Berrettini riesce in qualche modo a rimanere in scia (e a cancellare un set point nel game numero) e a sfruttare il primo vero passaggio a vuoto del campionissimo serbo.

Condizionato probabilmente nella stessa misura dalla tensione. Il numero uno azzurro, che si aggrappa al jeu decisif, non sfrutta inizialmente il mini-break a disposizione, ma spezza gli equilibri sul 4-3 con una splendida soluzione di dritto in avanzamento e conserva il servizio fino alla fine.

Il servizio vincente che regala il 7-5 è in qualche modo un manifesto. Djokovic, personaggio assolutamente riluttatante alla resa, elimina completamente gli errori non forzati dal progetto tattico, recupera una manciata di quindici di svantaggio nel game inaugurale e assesta la spallata decisiva.

Impreziosita da un secondo break che frutta il 5-1. Berrettini - poco aiutato dal servizio e soprattutto dai colpi di inizio gioco - sfrutta ancora una volta il vuoto del campionissimo serbo (che serve per il set con scarsi risultati sul 5-2) ma chiude comunque a 0 quando si ritrova per una seconda volta a rispondere per rimanere agganciato al set.

Il serbo prende le misure al rovescio di Berrettini - chiaramente il colpo debole - e trova una certa continuità anche con la battuta a disposizione. Il numero uno del gruppo Italia, tendenzialmente a corto di soluzioni negli scambi prolungati, tenta di apportare delle piccole migliorie al piano tattico ed evidentemente anche di tamponare il tentativo di fuga di Djokovic.

Avanti con la battuta sul 3-2. Quando il pubblico si schiera con un fragoroso "Matteo, Matteo, Matteo" sul 15-40, il cinque volte campione del torneo reagisce in maniera selvaggia e ripristina le gerarchie con un parzialotto di quattro punti consecutivi.

'Carattere' direbbe qualcuno. Il quarto set si decide invece a cavallo tra il sesto e il settimo game. Djokovic, che si ritrova sullo 0-30, chiede e ottiene il sostegno della prima di servizio in un caso e soprattutto resiste a tutti gli attacchi di Berrettini in un altro.

Il punto del 30-30 sarebbe stato del 15-40 con chiunque altro. Berrettini, ovviamente condizionato dalle circostanze, lascia per strada il servizio e non trova ovviamente più armi sufficientemente valide per rientrare.

Anzi non riesce neanche a regalarsi la chance di andare a rispondere per rimanere nel match sul 4-5. Photo Credit: Getty Images