Tra dubbi ed incertezze: quale sarà il futuro degli Australian Open e di Wimbledon?



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Tra dubbi ed incertezze: quale sarà il futuro degli Australian Open e di Wimbledon?

Il 2020 tennistico non è ancora terminato: dal Masters 1000 di Parigi-Bercy alle ATP Finals, sono tanti i tornei che vedranno impegnati i migliori giocatori del mondo. Nel frattempo, con il numero di contagi che cresce in tutto il mondo, è già arrivato il momento di lavorare per il 2021.

In particolare, sono due gli eventi finiti nell’occhio del ciclone: gli Australian Open e Wimbledon.

Gli organizzatori degli Australian Open e di Wimbledon si preparano per il 2021

Il governo australiano ha imposto delle misure molto restrittive in termini di mobilità internazionale e le preoccupazioni degli atleti si fanno sempre più serie.

Alcuni importanti eventi sportivi sono già stati cancellati; uno su tutti: l’Australian Open di golf. Nonostante questi campanelli d’allarme, il presidente di Tennis Australia Craig Tiley resta fiducioso e rilancia il suo progetto.

“Il torneo si giocherà dal 18 al 31 gennaio” , ha dichiarato in un’intervista al Canberra Times. “Un giocatore non deve restare bloccato due settimane in quarantena e poi uscire fuori a giocarsi un Grande Slam.

Non sarebbe pronto. Stiamo cercando di organizzare un ambiente dove il giocatore può andare liberamente dal campo di allenamento e dagli hotel, ai campi da gioco nell’arco delle due settimane. Ci sono ancora tante proposte sul tavolo, soprattutto per quando riguarda il pubblico.

Se per l’ATP Cup non potremo avere un torneo itinerante, riconsidereremo le opzioni” . Da un torneo dello Slam all’altro, il passo è breve. Wimbledon è stato l’unico Slam che ha optato per la cancellazione del torneo nel 2020, una notizia che ha lasciato senza parole gli appassionati di tennis.

Gli organizzatori non possono permettersi di restare fermi un altro anno e secondo le indicazioni rilasciate sul sito ufficiale del torneo starebbero valutando tre ipotesi. La prima è sicuramente quella che tutti vorrebbero attuare: un’edizione a pieno regime, con spalti pieni e giocatori al sicuro.

La seconda prevede invece un numero di ingressi limitati, situazione già verificatasi al Roland Garros. In questo caso la quantità di ettari a disposizione permetterebbe di gestire meglio la situazione ed avere un numero di presenze maggiori rispetto allo Slam parigino.

La terza opzione è quella più dolorosa e si basa sulle stesse regole adottate dagli organizzatori degli US Open: torneo a porte chiuse. “Organizzare i Championships nel 2021 è la nostra priorità numero uno” , ha spiegato l’amministratore delegato Sally Bolton.

“Siamo attivamente impegnati nella pianificazione degli scenari al fine di mantenere tale priorità” .