Us Open - Thiem vince una finale assurda e conquista il primo Slam. Battuto Zverev



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Us Open - Thiem vince una finale assurda e conquista il primo Slam. Battuto Zverev

Dovessimo scegliere una fotografia per raccontare la finale dello Slam “nella bolla” ci affideremmo probabilmente al tie break del quinto set. Sceglieremmo la seconda palla a 68 miglia orarie (circa 109 km/h) tirata da Alexander Zverev.

Parleremmo di un punto vinto, peraltro. E in futuro? Ricorderemo Dominic Thiem come il primo campione Slam nato negli anni novanta, la finale senza pubblico come una delle meno belle nella storia degli Slam. Racconteremo poi della paura di vincere e del terrore di perdere, di una rimonta surreale e senza senso.

Di un numero tre del mondo capace di recuperare due set di svantaggio e di servire per il match nel quinto (dopo essersi impantanato sul 3-5) ma di chiudere solamente al rush finale, con la lancetta della benzina praticamente prossima allo zero.

Parleremo inevitabilmente anche del centocinquantesimo campione Major della storia. Il tabellone luminoso si spegne sul “Centralone” di New York quando è fisso sul 2-6 4-6 6-4 6-3 7-6(6). In barba a qualsiasi norma sul distanziamento sociale finisce con un abbraccio.

Prima della premiazione Zverev si siede e fissa il vuoto, Thiem fa lo stesso. Ma con il sorriso negli occhi. Il tennista austriaco è condizionato da qualcosa. Non si capisce bene se da un problema fisico o semplicemente dalla tensione.

Zverev interpreta la sfida nella maniera migliore, sia chiaro. Si affaccia spesso e volentieri nei pressi della rete, mantiene standard incredibilmente alti con la prima palla e in risposta, raramente perde centimetri negli scambi prolungati.

Thiem, che sporca il secondo turno di battuta con un doppio fallo e una stecca di dritto in uscita dal servizio e che si ripete nel settimo game praticamente con le stesse modalità, collabora in maniera decisa. E Il 6-2 finale è praticamente una conseguenza logica.

Il tennista austriaco non riesce a liberarsi dalla tensione in alcun modo. Cancella, sì, una palla break nel game inaugurale della seconda frazione, ma non trova delle vere alternative nel corso degli scambi prolungati e scivola piuttosto mestamente indietro di due break.

Forte di un vantaggio di 5-1 da custodire, in una situazione di assoluta tranquillità, Zverev inizia a intravedere delle crepe nel muro. Spreca tre set point nel settimo gioco, perde le misure di una semplicissima volée di dritto sul 5-2 40-30, sul 5-4 si ritrova addirittura sul 30-30.

Nonostante la paura, in qualche modo comprensibile alla prima finale Slam, il tedesco ritrova l’apporto del servizio nel momento del bisogno e chiude sul 6-4 dopo poco meno di ottanta minuti di gioco.

Thiem rimonta: il quinto set è un romanzo

Dal punto di vista genuinamente tecnico non è uno spettacolo indimenticabile.

Qualità e intensità viaggiano costantemente su due rette parallele. Zverev tenta di dare la frustata iniziale (grazie a un break figlio delle circostanze) ma si incarta con una manciata di doppi falli nel momento decisivo e rimette in discussione tutta la faccenda.

Il tennista austriaco, che non apporta delle reali migliore al progetto tattico ma che contiene quanto meno il numero degli errori non forzati, approfitta poi di un black-out totale dell’avversario nel decimo game e si spinge quanto meno fino al quarto.

Ecco, la migliore versione di Thiem è visibile praticamente solo nel quarto. Il numero tre del mondo perde appena due punti con la battuta a disposizione, commette appena due errori non forzati e con un allungo nel settimo gioco traccia tutta la differenza del mondo.

Paura di vincere e terrore di perdere. Questo il mix di emozioni che segna in maniera inequivocabile il quinto e decisivo set. Senza una buona motivazione, dopo un iniziale scambio di break, Zverev si ritrova sul 5-3. E anche sul 5-6.

Il tentativo di entrambi è praticamente quello di tenere la palla in campo, cosa che il tennista austriaco non fa né meglio né peggio dell’amico e avversario a un passo dal traguardo. Il tie break si rivela quasi inevitabilmente il rifugio più equo.

E l’assenza di pubblico, probabilmente per la prima volta, in qualche modo incisiva. Zverev schizza sul 2-0, sporca il taccuino con un doppio fallo (il quattordicesimo della sfida) e fa lo stesso sul 3-4. Il tedesco si lancia a rete sul 4-5, sì, ma fa praticamente in tempo solo a parare una manciata di volée prima di farsi bucare da uno sventaglio di dritto.

A un passo dal baratro il tedesco approfitta di un errore piuttosto grossolano e rimane aggrappato alla sfida con seconda di servizio a 68 miglia orarie (circa 109 km/h) che Thiem non riesce a gestire. Poco male: il tennista austriaco non sbaglia con Zverev nei pressi della rete e poco dopo sigilla il successo grazie a un rovescio lungolinea che lo sfidante stampa fuori di almeno una decina di centimetri.

Nel surreale silenzio del “Centralone” di New York l'urlo di un nuovo campione.

Situazione doppi

Nella giornata di giovedì è stato assegnato il primo titolo. Mate Pavic e Bruno Soares, che insieme avevano collezionato una vittoria e una finale, sono riusciti a superare in due set Wesley Koolhof e Nikola Mektic.

Nel tabellone femminile è invece arrivato il successo di Vera Zvonareva e Laura Siegemund. Non hanno trovato spazio nell'edizione nella "bolla" i doppi misti e soprattutto i ragazzi. Photo Credit: Getty Images