Us Open - Nadal sopravvive a un enorme Medvedev: raggiunta quota 19 Slam


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Us Open - Nadal sopravvive a un enorme Medvedev: raggiunta quota 19 Slam

Potrà non piacere, certo, risultare antipatico o sgraziato. Individuare dei difetti in Daniil Medvedev - tanto per dire il giocatore con la più alta percentuale di successi in stagione - sembra in realtà molto semplice.

Eppure, alla prima finale Slam in carriera e con la responsabilità di un'intera nazione sulle spalle, si spinge prepotentemente oltre la linea dei fenomeni. Parte male, sì, ma recupera uno svantaggio di due set e un break.

E non per caso. Ha più che altro la sfortuna di trovare dall'altra parte della rete Rafa Nadal. Soggetto allergico all sconfitta, qualora fosse necessario specificarlo, con un talento senza precedenti. In una partita che sembra dominare, e che a un certo punto sembra quasi sfuggirgli di mano, tanto per dire dilapida quasi un vantaggio di 5-2 ai piedi del traguardo.

Con una prova di forza incredibile (alla sesta finale che si ritrova a giocare al quinto) sigilla comunque il successo sul 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4 alla soglia delle cinque ore di gioco e scoppia comprensibilmente in lacrime. Con un colpo solo raggiunge quota quattro a New York - come John McEnroe - e diciannove negli Slam.

Diventa anche il primo Over 30 nell'Era Open a vincere cinque Major e il secondo più anziano da Ken Rosewall dal 1970 a mettere la firma sul muro dei campioni proprio negli States. Il livello dell'intensità è inversamente proporzionale a quello della qualità.

Ma solo nel primo set. Nadal, che si presenta all'appuntamento di gala sul cemento newyorkese con una bassissima percentuale di prime palle in campo, cancella una palla break nel game inaugurale e non sfrutta poi un vantaggio di 30-0 nel turno di battuta immediatamente successivo.

Vince due scambi estremamente lunghi, ed estremamente faticosi, ma sporca il taccuino con un doppio fallo e paga presumibilmente anche un po' di tensione. Medvedev tenta di addormentare lo scambio con i primi tre colpi e parallelamente di non dare grossissimi punti di riferimento con l'ultimo.

Di contro lo spagnolo recupera facilmente lo svantaggio e lascia appena due quindici per strada con la battuta a disposizione fino al primo traguardo. Alza le traiettorie negli scambi prolungati (soprattutto con il rovescio) e con la stessa facilità punzecchia il rovescio dell'avversario con lo slice.

Medvedev recupera da una complicatissima situazione di 15-40 nel settimo game, con l'ausilio di una palla corta e di una comoda volée dopo il primo servizio, resiste anche nel decimo, ma ai piedi del tie break non riesce a organizzare un piano.

Il russo - che apparentemente raccoglie pochissimi punti gratuiti con il servizio - fatica a trovare anche delle contromisure da fondocampo nel secondo. Soprattutto con il rovescio, che è presumibilmente il colpo a cui chiede di più, va sovraritmo nella stragrande maggioranza dei casi.

Nadal adotta un piano tattico decisamente meno conservatico, flirta con il break nel quarto gioco e lo acciuffa nel seto. Chiamato a servire per consolidare il vantaggio, e avvicinare la vittoria, recupera un quindici di svantaggio e non sbaglia.

L'abitudine alla vittoria fa sì che la sconfitta sia difficile persino da contemplare. Con un break di svantaggio da recuperare, e presumibilmente con la lancetta della benzina vicina allo zero, il russo rientra prepotentemente in carreggiata e praticamente limita a zero il numero degli errori non forzati.

Vince il confronto tecnico-tattico e anche quello mentale. Tiene entrambe le diagonali, non si fa abbattere dai primi cinque o sei colpi negli scambi prolungati, in difesa fa gli straordinari. Cancella persino due chance di break nel nono game e ai piedi del tie break, di tigna e rabbia, chiude con un mega-parziale di 8-1 condito da cinque vincenti.

Nadal ne risente e non poco. In uno stato di trance agonistica a tratti inquietante, e con una serie di soluzioni quasi infinita a disposizione, il russo aggiunge addirittura la volée nel piano strategico. Nadal perde parallelamente centimetri da fondocampo e addirittura qualità con la prima palla, ma rimane agganciato al match con l'abito del fighter cucito addosso.

Di fatto annulla una pericolosissima palla break nel primo turno di battuta e manca di lucidità sul 2-2 quando a metterne a disposizione una manciata è l'avversario. Il decimo game è quello fatale. Medvedev, che gioca peraltro in maniera incredibilmente istintiva e che parallelamente non aggiunge un gran numero di errori sul taccuino, è il primo con palle break a disposizione nel quinto.

Ne ha complessivamente tre. Senza la prima di servizio, a causa di un time-violation, Nadal ha bisogno di una presenza nei pressi della rete e di una manciata di soluzioni in recupero per rimettersi in carreggiata e rimanere quanto meno spalla-a-spalla.

Schizza poi 5-2, ma non riesce a focalizzarsi sulla vittoria. Non sfrutta immediatamente il vantaggio e in risposta manca addirittura due match point. Si ritrova allora sul 5-4 (presumibilmente all'ultima chiamata utile) cancella con l'ausilio del servizio una pericolosissima palla break e con una coraggiosissima palla corta aggancia il terzo Championships Point.

Cala il sipario alla fine di un'opera di rara bellezza. Medvedev chiude la tournée nordamericana con quattro finali, e in qualche modo si riappacifica con il pubblico newyorkese, è adesso intervallato dal solo passo falso a Wimbledon il clamoroso bottino di 27 vittorie del campionissimo spagnolo.

Non solo a un passo dai 20 Slam di Federer, ma a un centinaio di punti dalla prima posizione del ranking occupata in questo momento da Djokovic. Photo Credit: Getty Images