Us Open - Andreescu completa l'opera e vince il 1° Slam. Ko Serena Williams


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Us Open - Andreescu completa l'opera e vince il 1° Slam. Ko Serena Williams

Bianca Andreescu nasce a Mississauga il 16 giugno 2000, è invece datato 1999 il primo successo a Flushing Meadows di Serena Williams. Dietro alle date, e ovviamente anche ai cliché, c'è di più.

Molto di più. Basti pensare che la stellina canadese a New York non aveva mai neppure superato il taglio del primo turno nel tabellone cadetto a cavallo tra il 2017 e il 2018. Catapultata in un'inedita finale Slam (da giocatrice con la più alta percentuale di successi in stagione da custodire) mette invece la testa avanti, si spinge fino al 5-1 nel secondo set e ricompone il puzzle a un passo dal terzo.

Contiene infatti il selvaggio tentativo di rimonta dell'avversaria, guidata più che altro dall'orgoglio, e archivia alla fine la pratica con un roccioso 6-3 7-5. Bianca aggiunge così per la prima volta nella storia la bandierina canadese sul muro dei campioni in un Major e diventa anche la prima teenager da Maria Sharapova (anno 2006) a centrare un obiettivo del genere.

É la finale con la più ampia differenza di età nella storia e francamente si sente. Serena rimanda ancora una volta l'appuntamento con il record di Margaret Court e peggiora il saldo negli atti finali (Slam e non) dal gennaio 2017.

La sconfitta a New York, che è complessivamente la quinta, non è nemmeno la più pesante. Con un bagagliaio di soluzioni a disposizione incredibilmente ampio, e una percentuale altissima di punti con la prima palla, Andreescu mantiene semrpre il controllo.

Peraltro stravince anche il confronto tecnico, tattico e mentale. Grazie al massiccio contributo dell'avversaria - completamente immobilizzata dalla tensione e decisamente scoordinata con il primo colpo - assesta immediatamente la spallata decisiva e conserva il vantaggio con una certa tranquillità fino alla fine.

Serena, che di palle break nel settimo gioco ne concede altre cinque, chiede praticamente tutto al servizio e ai primi due colpi. Quando si entra nello scambio non ha semplicemente la qualità e la velocità per fare qualcosa.

Andreescu non si distrae, cancella una palla break nell'ottavo gioco (manco a dirlo con un ace) e taglia il primo traguardo con un 6-3. Il prologo e l'epilogo nella seconda frazione hanno una similitudine inquietante.

Serena fa appena in tempo a vincere un game in risposta (in cui sostanzialmente sembra concentrare la stragrande maggioranze delle energie fisiche e mentali) con una resistenza appena sufficiente. Se non altro fino al 5-1. La canadese costruisce infatti un vantaggio enorme, stuzzicando in maniera estremamente efficace la diagonale sinistra, ma a un passo dalla più dolce vittoria in carriera si dimostra umana.

Incide anche il pubblico. La campionessa statunitense si libera di qualche pensiero, recupera piuttosto casualmente un break di vantaggio e sente poi l'odore del sangue. Praticamente dal nulla, con uno stratosferico parizale di 12-3, ricompatta il punteggio fino al 5-5.

e fa esplodere l'Arthur Ashe. In una sfida che si assesta più che altro su due colpi (il servizio e la risposta) la canadese riesce in qualche modo a fermare l'emorragia e a rimettere la testa avanti. A un game dal tie break, e ovviamente anche dalla vittoria, fa valere la maggiore completezza tecnica e spinge per ben quattro volte l'avversaria all'errore.

Anche con il servizio. Nell'incredibile disordine sonoro dell'Arthur Ashe, in condizioni estremamente complicate, spezza il sogno della regina e acciuffa di fatto il successo al debutto nel tabellone principale a New York.

Per Serena si tratta invece della quarta sconfitta consecutiva in una finale Slam, tra il 2001 e il 2016 ne aveva perso appena sei. Photo Credit: Getty Images