Janko Tipsarevic: "In passato ho sofferto di depressione"



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Janko Tipsarevic: "In passato ho sofferto di depressione"

In una lettera aperta pubblicata nel blog “Behind the Racquet” Janko Tipsarevic spiega i fantasmi del passato con cui ha dovuto combattare mentre costruiva la sua carriera tennistica. Di seguito si riportano le parole scritte dal serbo nella sua lettera.

“Mi sono ritirato dal tennis professionistico alla fine della scorsa stagione. Di recente sono riuscito ad ampliare la mia Accademia creando nuove sedi in quattro città diverse del mondo, e nello stesso tempo alleno nel circuito.

Dopo tanti anni di attività nel tour, la cosa più importante che ho imparato è perseverare. La perseveranza mi ha salvato in numerose occasioni dalle tante sensazioni ed emozioni contrastanti che ho sentito nel periodo in cui ero infortunato.

Diciamo che non sono stato molto fortunato, dovendo affrontare sette operazioni negli ultimi cinque anni . È stata una montagna russa psicologica”. “Sebbene sia difficile vivere questi momenti, mi hanno anche permesso di essere un padre migliore, un marito migliore, un imprenditore, un buon amico e un bravo figlio.

Ho imparato che per crescere come persona devi imparare ad affrontare le avversità , oltre ad essere umile. Durante i periodi di difficoltà, ho avuto alcuni seri problemi mentali, possiamo usare il termine depressione per descrivere esattamente il mio problema.

Quando si affrontano tutti questi alti e bassi, si diventa pazzi fin quando non si capisce cosa fare per risolvere il problema”. “Alla fine, il classico consiglio è stato quello di rimanere positivo. Ci sono state volte in cui ho lottato per riprendermi da un infortunio, sono tornato per competere nel circuito Challenger, mi sono depresso di nuovo, mi sono infortunato di nuovo e quindi tutto è ricominciato.

In genere non sono una persona ottimista, né sono un fan delle persone che lo sono. Non credo che gli ottimisti possano davvero valutare una situazione del genere, dal momento che cercano sempre di trovare il lato positivo in tutto.

Preferisco guardarmi ed essere realistico. Vedi la tua situazione attuale e capisci che è una vera merda, ma sei abbastanza forte, saggio e coraggioso da affrontarla perché non c'è altra opzione, è l'unico modo di vivere, secondo me”.

“Prima di raggiungere il mio miglior periodo di forma, posso dire di essere un stato codardo, onestamente. Non avevo ancora accettato chi fossi. Ci è voluto un po' per capire, per superare la fase junior, per vedere che non stavo più giocando con i bambini.

Ricordo di aver visto Nadal affrontare una stella promettente agli Australian Open 2008, era Jo-Wilfried Tsonga. Rafa aveva perso i primi due set ed era sotto 4-1 nel terzo quando, improvvisamente, dopo un punto insignificante con un vincente di dritto, urla un "Vamos” più forte che può.

Si vedeva nei suoi occhi la sicurezza di poter ancora vincere. Alla fine perse il set 6-1 e, quindi, il gioco, ma fu allora che mi resi conto di quanto fossi codardo. Nel frattempo, Rafa Nadal non si vergognava di mostrare alle 15.000 persone della Rod Laver Arena, al mondo intero, se necessario, che era disposto a fare del suo meglio, anche se praticamente morto.

Mi ha mostrato che non ha paura del fallimento”. “Lavorare con il pilota automatico, fare il minimo in ogni sfida, non ti aiuterà a realizzare i tuoi sogni. Guardando indietro alla mia carriera, se non avessi raggiunto la top 10 o gli altri risultati che ho ottenuto, penso che non sarei stato felice.

Se avessi realizzato questo molto prima, sono sicuro che sarei stato più a lungo tra i primi dieci al mondo. Ora sono tranquillo e soddisfatto di ciò che faccio, sicuramente lavoro più ore che mai e senza ascoltare tutti quegli amici che mi dicono: "Ora che sei in pensione puoi goderti la vita e rilassarti" Sono troppo eccitato per il prossimo capitolo della mia vita: diventare il padre del mio secondo figlio"