Rafael Nadal avrebbe vinto sull´erba di Wimbledon degli anni ´90?



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Rafael Nadal avrebbe vinto sull´erba di Wimbledon degli anni ´90?

Torniamo per un attimo indietro nel tempo, esattamente ad una domenica di Luglio del 2001.
Immaginiamo di trovarci all’All England Club di Wimbledon, seduti sulle comode poltrone del Central Court, ci godiamo un fantastico spettacolo: Goran Ivanisevic, giocatore storicamente temuto per i sui servizi bomba, colpo nel quale risultava costantemente uno dei migliori del circuito, alla sua quarta finale, trionfa finalmente sull’erba inglese a suon di Ace contro Patrick Rafter, alla seconda finale consecutiva e noto specialista del serve-and-volley; australiano come Pat Cash, un altro grandissimo interprete del gioco al volo, che nell’87 aveva vinto il titolo proprio a Wimbledon e vantava anche 2 finali a Melbourne, quando gli Australian Open ancora si giocavano sull’erba.

Luglio 2002, stesso court.

In finale c’è ancora un australiano, si chiama Lleyton Hewitt, ha solo la stessa nazionalità di Rafter e Cash, ma è un grande specialista del gioco da fondo campo, così come il suo avversario, David Nalbandian, combattente con un ottimo rovescio.

Ricapitolando, per i più stupiti, due giocatori da fondo si sono dunque contesi il più prestigioso Slam sull’erba; sarà stata un’eccezione… Ritornassimo oggi a Londra, dopo 12 lunghi anni di assenza, superata la solita infinita fila all’entrata (quella si che non cambierà mai), i più curiosi andrebbero svelti a rinfrescarsi la memoria leggendo l’Albo d’Oro del torneo, chiedendosi “Chi ha vinto negli ultimi anni? Chi si è distinto per il potente servizio, le valanghe di ace, le chirurgiche volèe d’approccio, un’impeccabile copertura della rete e, in generale, un magistrale gioco al volo? Insomma, chi ha poi portato avanti la tradizione dei più grandi giocatori di rete del passato?”
Scorrendo l’Albo è compaiono chiaramente due nomi su tutti dal 2003 ad oggi: Roger Federer, 7 titoli su 8 finali, the King, il Genio; Rafael Nadal, 2 titoli su 5 finali, tutte giocate tra il 2006 e il 2011, il padrone di casa del Roland Garros, neovincitore del 9° titolo, detentore di svariati, forse infiniti record assoluti, probabilmente imbattibili.

I dati parlano chiaro quindi, Rafa, il più grande interprete di tutti i tempi del gioco su terra battuta, con il suo gioco potente, straripante, pieno di Top Spin, principalmente da fondo campo, ha dunque trionfato negli stessi giardini dove anni prima avevano passeggiato i più grandi re del serve-and-volley: Becker, Edberg, McEnroe e Sampras.
Già, le statistiche parlano chiaro, ma perché il gioco di rete non paga più? Prima dell’inizio del torneo nel 2002, a Wimbledon era stato deciso di rallentare la superficie, rendendola più compatta, con conseguente rimbalzo più alto della palla e una velocità inferiore.

Il taglio dell’erba è stato così alzato da 6 a 8 mm, ma soprattutto è stata introdotta un’erba nuova, segale al 100%, abbandonando il mix precedente che prevedeva 70% segale e 30% festuca.

La nuova superficie più resistente, meno soffice, ha dunque notevolmente “rallentato” il gioco. Questo potrebbe anche giustificare la prematura uscita al primo turno di Roger Federer, che giusto l’anno precedente aveva sconfitto nei quarti di finale Pistol Pete Sampras, presentandosi così al grande pubblico con una vera e propria impresa, considerato che aveva appena interrotto la pazzesca striscia dell’americano di 31 vittorie consecutive sull’erba londinese.
Prima del 2002, negli anni ’90, Wimbledon era assai diverso da quello che vediamo oggi.

Allora i favoriti erano i giocatori offensivi, mentre ora un giocatore solo di serve-and-volley difficilmente riuscirebbe a vincere un titolo su questa superficie. Ora servono giocatori a tutto campo come Federer, o grandi ribattitori come Nadal.

Federer, un genio, è riuscito nel tempo a modificare il suo gioco con efficacia, cosa che invece non è riuscita ad Andy Roddick. E per Nadal è stato ancora meno impegnativo, la nuova superficie ben si adatta al suo stile di gioco: ha vinto il titolo due volte sconfiggendo Federer (2008) e Tomas Berdych (2010); le altre tre volte, ha perso da Federer (2006 e 07) e addirittura Djokovic (2011), che erbivoro non lo è affatto.

Ma riuscite a immaginare cosa sarebbe accaduto se Nadal avesse giocato a Wimbledon proprio in quegli anni ’90, su quell’erba, trovandosi a dover rispondere a missili lanciati da cacciabombardieri come Becker, Philippoussis, Ivanisevic, Sampras, ecc? Sarebbe stato piuttosto complicato detronizzare tutti quei giocatori che facevano del servizio un’arma letale.

Negli anni ’90 Pete Sampras sarebbe stato probabilmente il più acerrimo nemico di Rafael Nadal; Pistol Pete sull’erba di Wimbledon era implacabile e per nulla facile da domare; 'please' chiedere ai suoi avversari che l’anno visto raggiungere il titolo per 7 volte tra il 1993 e il 2000.

Innegabile il paragone con l’attuale Rafa Nadal al Roland Garros, più ancora che con Federer.
In quegli anni gli appassionati di tennis si dividevano equamente tra i sostenitori di Sampras e quelli di Andrè Agassi, eclettico tennista americano della scuola di Nick Bollettieri, il quale possedeva una tra le risposte al servizio migliori al mondo, grandissimo interprete del gioco da fondo campo, come Nadal, seppur fatto di puro anticipo.
Agassi vinse Wimbledon solo nel 1992, in finale riuscì a sconfiggere il croato Ivanisevic e i suoi ace, generando molto stupore nell’ambiente tennistico, specie quello dell’All England Club, per aver raggiunto quel fantastico risultato senza mai snaturare il suo gioco da fondo campo.

Durante il torneo riuscì a battere molti specialisti dell’erba di quell’epoca, indimenticabile l’irriverenza con cui sconfisse nei quarti Boris Becker, per il tedesco Wimbledon era “il giardino di casa” visto che era reduce da 4 finali consecutive e già detentore di 3 titoli (1985, 1986, 1989) su un totale di 6 finali (diventeranno 7 in carriera, sconfitto nel 1995 da Sampras).
Il tennista americano, pur rimanendo un attaccante da fondo campo, con la sua imprevedibilità raggiunse anche negli anni successivi buoni risultati sull’erba londinese, permettendosi di sconfiggere fra gli altri Patrick Rafter, Richard Krajicek (che vinse il titolo nel 1996 su Sampras in finale), Mark Philippoussis (finalista nel 2003), raggiungendo ancora 1 finale (1999) e sfiorandone un’altra nel 1995, proprio contro Becker: durante la semifinale conduceva 6/2 – 4/1 con 2 break di vantaggio.

“Poi lui si mise a giocare un tennis assurdo” sostiene Agassi nel suo libro, ed effettivamente il tedesco riuscì nell’impresa di cambiare gioco all’improvviso, abbandonando il serve-and-volley e le continue discese a rete, giocando molti punti da fondo campo fino a spuntarla in 4 set, “ribellandosi all’umiliazione” (cit.

Rino Tommasi).
L’ultima apparizione di Andrè Agassi sui campi dell’All England Club risale al 2006, sconfitto al 3° turno, guarda caso, da Rafael Nadal. In tutta la sua carriera mai riuscì a battere Pete Sampras a Wimbledon, nemmeno durante la sua seconda finale del 1999; Pistol Pete, nella sua perfezione, era particolarmente rapido nell’approccio a rete, il suo servizio era così implacabile che gli ace di seconda non erano una novità e i suoi diritti erano letali su una superficie come l’erba.

Qualora Nadal avesse sconfitto Sampras, avrebbe poi dovuto affrontare un’altra agguerrita concorrenza, quella di Becker, Edberg, Ivanisevic, solo per citare i più grandi.
Peraltro, in quasi tutte le edizioni dei tornei pre-Wimbledon (Queen’s e Halle) i risultati di Nadal sono stati piuttosto scarsi (nell'ultimo torneo di Halle, fresco vincitore del Roland Garros, è uscito al primo turno contro Dustin Brown), probabilmente perché le superfici sono in genere più veloci, al di là della stanchezza.
E non dimentichiamo che pur essendo una figura dominante del panorama tennistico, Nadal ha dovuto attendere il 2010 prima di vincere un titolo agli US Open, che hanno una superficie più veloce rispetto ad Australian Open e Open di Francia.

Ironia della sorte, nello stesso anno, si vociferava che i campi fossero più lenti e nel 2011 Roger Federer dopo il suo primo turno a Flushing Meadows intavolò una discussione proprio in merito all’uniformità delle superfici di gioco.

Prima dell'era 'pre-uniformità' a Wimbledon i giocatori serve-and-volley erano i favoriti, è indubbio, le statistiche lo dimostrano. Dopo Bjorn Borg, che ha vinto cinque titoli tra il 1976 e il 1980, gli unici 2 giocatori da fondo campo capaci di trionfare di nuovo nel periodo 1980-2001 sono stati solo Jimmy Connors (forzatamente definito da fondo come lo svedese...) nel 1982 contro McEnroe e il suo indimenticabile serve-and -volley, e appunto Andre Agassi (1992).

Connors raggiunse anche 4 finali. Ma in definitiva, un giocatore determinato e intelligente come Rafael Nadal, checchè se ne dica un talento, un campione che oggi ha già fatto la storia raggiungendo record inavvicinabili (alcuni dei quali impensabili), riteniamo che negli anni ’90, con 8 o 6mm di erba, di segale o festuca, avrebbe adattato il suo gioco ai campi più veloci, ai bombardieri e ai maestri del serve-and-volley, e avrebbe vinto Wimbledon, almeno una volta.