Il mondo sommerso del tennis: viaggio nell'inferno del circuito "minore"



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Il mondo sommerso del tennis: viaggio nell'inferno del circuito "minore"

Tra quello che può essere definito “il mondo sommerso del tennis” , nonostante l’alto livello di competitività e i giocatori coinvolti, rientra purtroppo anche il circuito Challenger. Sono numerosi i tennisti che cercano di fare il loro ingresso nella top 100 per beneficiare economicamente del loro talento e della loro passione, ma che sono costretti a superare una serie infinita di ostacoli per raggiungere determinati obiettivi.

A segnare un punto di non ritorno ci ha pensato probabilmente la pandemia da Covid-19, che ha allargato la forbice tra l’élite del tennis e tutti quei ragazzi costretti a fare tanti sacrifici per tentare di pareggiare le spese annuali e giocare i più importanti tornei.

Come tutti sanno, il tennis è stato costretto a fermarsi per più di cinque mesi durante la prima fase di emergenza sanitaria. Questa lunga pausa, ha messo ancora più in evidenza le differenze esistenti tra i primi cento giocatori del mondo e il resto del circuito.

Il Financial Times ha deciso di denunciare questa disparità di trattamento in un servizio che inizia con una domanda emblematica. “È uno degli sport più popolari del pianeta. Allora perché così tanti tennisti professionisti lottano ancora per guadagnarsi da vivere? “ .

Il mondo sommerso del tennis

“Se vuoi fare questo lavoro devi investire su te stesso. È un grande rischio” , ha spiegato Alicia Barnett, attuale numero 173 in doppio nel ranking WTA. “Vivo con mio padre quando non sono in giro.

È difficile non lasciarsi consumare dal pensiero del prize money, ma alla fine devi giocare e realizzare che stai investendo su te stesso. Alla fine di ogni torneo fai un resoconto e quando pensi ‘Ok, ho fatto bene questa settimana’ , riesci a rilassarti un pochino.

Però è secondario. Puoi condividere storie su come tu sia finita a dormire in una casa di appuntamenti per risparmiare o sul perché abbia mangiato avena in camera per non pagare la colazione” . Anche Liam Broady, attuale numero 128 ATP, ha poi raccontato la sua esperienza.

“La pressione è tanta. Se non fai bene, avrai a che fare con una perdita sicura. È un reddito piuttosto instabile. Tutto dipende dai tuoi risultati. La vita in giro per il mondo può essere difficile, ma ti abitui.

È uno stile di vita, potresti restare fuori casa per 40 settimane all’anno. Non puoi discutere del fatto che i migliori giocatori meritino più soldi. Il tennis è un business. Alcuni tennisti potrebbero forse guadagnare meno e condividere il resto dei montepremi.

Ho raggiunto il secondo turno a Wimbledon nel 2021; questo mi permette di pagare il mio allenatore o il mio fisioterapista il prossimo anno. Probabilmente solo durante la pandemia ho iniziato a mettere un po’ di soldi da parte.

Il danno che tutto questo porta al nostro sport è immenso. Ci sono molti giocatori di grande talento che non hanno mai l’opportunità di raggiugnere la vetta. Ho scoperto di aver speso 12mila dollari ogni anno per incordare e comprare le racchette.

Questo sport è molto costoso ai livelli più alti. Diventare numero 250 del mondo è un incredibile risultato. Su 7 milioni di persone, non sono in molti quelli che possono dire di aver raggiunto una tale classifica.

A volte non è facile guadagnarsi da vivere facendo sport” . A spiegare in maniera esaustiva la situazione ci ha pensato il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi, che non ha usato troppi giri di parole. "A un certo punto devi tracciare una linea: nel circuito Challenger devi essere in grado di pareggiare le spese e bilanciare costi, ma anche consapevole che è una sorta di università.

Un investimento, in cui cerchi di entrare nel circuito professionistico e avere un lavoro. Non credo che a quel livello sarà mai possibile effettuare un tour sostenibile, semplicemente perché manca l'interesse del pubblico, l'impegno degli sponsor, delle TV e dei ricavi dei biglietti" .