Diritti in campo. Ovvero i diritti di proprietà intellettuale nel tennis



by   |  LETTURE 698

Diritti in campo. Ovvero i diritti di proprietà intellettuale nel tennis

La proprietà intellettuale protegge i frutti dell’inventiva e dell’ingegno umano, attribuendo al creatore / inventore un’esclusiva sulla propria creazione (con estensione territoriale e temporale diverse a seconda della privativa in questione) che gli consente di preservare la propria competitività e di impedire ai terzi di beneficiare del suo sforzo creativo.

Nel tennis sono diversi i diritti di proprietà coinvolti e i soggetti che ne beneficiano. Vediamo quali, almeno i più importanti. Innanzitutto, i marchi. I grandi tennisti suscitano entusiasmo e ammirazione e il loro nome costituisce un riferimento e un forte richiamo a stili e modi di gioco; a volte quasi in contrapposizione, basti pensare la rivalità tra [i supporters di] Rafael Nadal e Roger Federer.

Da diversi anni i giocatori di tennis sfruttano la propria immagine per iniziative di sponsorizzazione e merchandising. Il nome dei tennisti più conosciuti costituisce infatti un marchio rinomato, carico di suggestioni, appetibile e richiesto dagli sponsor per la promozione dei loro prodotti in una sorta di agganciamento alle caratteristiche dei titolari; oltre che, almeno per i giocatori più quotati, una fonte di incasso superiore agli stessi monte premi ufficiali guadagnati nei tornei.

Per poter meglio preservare tali assets e il loro sfruttamento, molti giocatori hanno quindi cominciato a depositare marchi con il proprio nome e/o particolari loghi evocativi, così da assicurarsi il diritto di farne uso esclusivo, in relazione ai paesi e ai prodotti e/o servizi per i quali il segno è stato depositato.

Roger Federer è tra i più attenti anche nella tutela del proprio marchio, in particolare il logo “RF”, che ha avuto tuttavia una serie di vicissitudini. Creato infatti per la prima volta per un cardigan personalizzato nel 2006 e dall’ora utilizzato per anni sui prodotti del campione svizzero, il monogramma “RF” era stato registrato come marchio da Nike, all’epoca sponsor di Federer, e con il venir meno del rapporto di sponsorizzazione (sostituita nel 2018 da Uniqlo) la società americana aveva vietato al campione svizzero l’uso di tale segno.

Grazie ad una soluzione stragiudiziale condivisa Federer (o meglio, Tenro AG, società a lui riconducibile) è tornata tuttavia proprietaria del marchio e il logo è tornato in testa al campione (letteralmente, come risulta dai tanti cappellini realizzati da Uniqlo con il logo in questione).

Nel tennis gli sponsor si sono rivolti non solo ai giocatori, ma anche agli stessi tornei; Rolex è ormai da anni un partner consolidato di Wimbledon. Più di recente alcuni sponsor hanno tuttavia affiancato il loro nome addirittura a quello del torneo stesso; così ad esempio Fever-Tree, la famosa acqua tonica, è diventata lo sponsor del torneo per il Queens Club (il torneo su erba di West London che precede Wimbledon), ora denominato “The Fever-Tree Championship”.

Le soluzioni più innovative ed interessanti sono state spesso oggetto anche nel tennis di brevetti. Così, ad esempio, la soluzione trovata dal grande tennista, stilista e imprenditore francese Jean Rene Lacoste nel 1953, capace di risolvere il problema dell’incordamento delle racchette in metallo, che avevano il vantaggio di essere più leggere del legno, senza portare le corde ad alta tensione a contatto con spigoli vivi nel telaio (e quindi causando un rapido degrado delle corde).

Il brevetto “Lacoste” (brevetto n. GB955733), infatti, rivendica una racchetta in cui le corde sono avvolte attorno al telaio invece di essere infilate attraverso di esso. Lacoste concesse poi in licenza la sua invenzione alla Wilson, che rese il design della racchetta un successo commerciale (racchetta con la quale Jimmy Connors ha vinto Wimbledon più volte).

La prima racchetta cosiddetta “over-size” a guadagnare popolarità, anche perché rendeva il gioco più facile da imparare per i principianti, è stata la racchetta creata da Howard Head con telaio in alluminio.

Anche questa racchetta è stata brevettata (GB1507887) - anche se il brevetto è stato invalidato in Germania, a causa di una precedente dimostrazione pubblica di un’altra racchetta “over-size” - ed ha avuto molto successo negli anni a venire.

La commercializzazione poi di materiali in fibra di carbonio, a partire dagli anni Settanta, ha comportato una nuova era del design delle racchetta da tennis, tra cui la famosa Dunlop Max200G, che è stata la prima racchetta composita ad essere prodotta con stampaggio a iniezione, oggetto anch’essa di brevetto (GB2015886) e relativa esclusiva (che ancora oggi viene venduta su e-bay a prezzi elevati).

I brevetti citati sono stati segnalati da Rose Hughes in un interessante contributo pubblicato dal blog The IPKat su “The serve and volley of tennis innovation”. L’aspetto delle racchette, ma anche degli indumenti, può essere inoltre protetto come design se l’aspetto del prodotto è nuovo e capace di suscitare un’impressione differente dall’impressione generale suscitata da qualsiasi disegno o modello divulgato in precedenza.

Se sussistono i requisiti, la realizzazione di prodotti simili da parte di concorrenti costituisce pertanto una violazione dei diritti anteriori (e il conseguente risarcimento del danno). I completi stravaganti sui campi da tennis non sono mancati, a partire da quelli indossati dalla mitica Lea Pericoli (v.

anche I vestiti più stravaganti della storia del tennis (tennisworlditalia.com)). Più di recente ha suscitato grande clamore il completo indossato da Serena Williams al Roland Garros del 2018, studiato per ridurre le probabilità di coaguli di sangue.

Un certo interesse suscitano poi sempre i completi di Camila Giorgi, anche perché realizzati espressamente per lei dalla madre designer; peraltro, chi volesse vestirsi come la campionessa, può acquistare i capi di “Giomila”, il brand lanciato dalla famiglia Giorgi, e cercare di emulare le prestazioni sportive della nostra numero 1.

Ovviamente le fotografie, anche di tennis, nella misura in cui presentano un apporto creativo (peraltro quasi sempre ontologicamente presente) sono tutelate dal diritto d’autore e qualsiasi riproduzione presuppone di massima il consenso dell’autore, oltre che ovviamente dell’eventuale soggetto ritratto (la cui riproduzione è “giustificata” solo in pochi casi, ad esempio per motivi di cronaca, e nel dubbio occorrerà sempre premurarsi di aver acquisito tutti i necessari consensi).

Ormai anche le telecronache delle partite sono tutelate come opere dell’ingegno protette dalla legge autore (cfr. Trib. Roma, 3 ottobre 2007); del resto quelle di Tomasi e Clerici sono passate alla storia e hanno segnato – e affascinato – una generazione di appassionati di tennis.

Tanti diritti quindi, per uno sport sempre più ricco di suggestioni e interessi, da tenere conto per non incorrere in – a volte dolorosamente care – violazioni. Avv. Gilberto Cavagna di Gualdana Partner, Andersen