Roland Garros - Djokovic è un muro, non basta un buon Berrettini. Il 'regalo' è Nadal



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Roland Garros - Djokovic è un muro, non basta un buon Berrettini. Il 'regalo' è Nadal

Matteo Berrettini gioca una partita di straordinaria qualità. Il problema è che dal lato opposto dalla rete ne trova uno più forte. Quasi perfetto per tre set. Novak Djokovic, che serve con percentuali surreali e che mantiene standard spaventosi anche nei turni di risposta, accatasta la stragrande maggioranza degli errori ai piedi del traguardo.

Nel tie break del terzo set. Il serbo risolve comunque il rebus con un isterico 6-3 6-2 6-7(5) 7-5, viziato da una scellerata pausa-coprifuoco, e supera il taglio dei quarti in un torneo dello Slam per la trentanovesima volta in carriera.

La decima sul mattone rosso di Parigi. Tutto apparecchiato per l'episodio numero cinquantotto della saga con Nadal: presumibilmente una finale anticipata.

Djokovic è più forte: Berrettini si arrende al quarto

In questo Gioco non tutti i punti hanno lo stesso valore.

Berrettini, che ha praticamente chance di break in tre dei primi quattro turni di risposta, quando conta non riesce mai a rendersi pericoloso. Djokovic, nel primo turno di battuta, pesca un ace sul 30-40, sulla stessa situazione di punteggio (ma sul punteggio di 1-2) applica alla perfezione lo schema servizio-dritto, mentre sul 4-2 si cava fuori dai guai con la palla corta.

Nel mezzo? Nel mezzo il numero uno del gruppo, che limita al minimo i numeri degli errori non forzati da fondocampo e che risponde in maniera celestiale, gioca un game praticamente perfetto e alla seconda opportunità utile spezza gli equilibri.

Djokovic, che copre il campo senza tralasciare un centimetro e che non ritocca la percentuale di punti in risposta, assesta la spallata decisiva nel quinto game. Manco a dirlo - grazie al contributo del servizio - custodisce gli ultimi tre in maniera praticamente perfetta e irrobustisce il vantaggio poco dopo gli ottanta minuti di gioco con un secondo break.

Berrettini, in qualche modo, riesce a rimanere appiccicato al punteggio. Il tennista azzurro - che chiede e ottiene il sostegno del servizio sul 30-40 nel nono game - si aggrappa quanto meno al tie break. Che Djokovic parallelamente acciuffa lasciando per strada tre punti.

Il numero uno azzurro, che lascia completamente andare il braccio, spezza gli equilibri sul 3-3 con una splendida accelerazione in lungolinea di dritto, ma dilapida la chance a disposizione con una scelta scellerata di tocco.

Completata la rimonta, Djokovic dimostra un minimo di umanità e perde completamente il bandolo della matassa c con due errori piuttosto gravi in uscita dal servizio (uno con il dritto e uno con il rovescio) che danno Berrettini la possibilità di prolungare la faccenda al quarto.

Djokovic riduce la velocità dei colpi da fondocampo, Berrettini mantiene un progetto tattico aggressivo. Serve bene, si muove bene, ma soprattutto utilizza in maniera perfetta il rovescio. Colpo che gli consente di rimanere attaccato alla stragrande maggioranza degli scambi prolungati.

Insomma: la partita subisce un brusco stop sul 3-2, in concomitanza con il coprifuoco-parigino e con il deflusso del pubblico. Rallentato (ovviamente) da qualche oppositore. Al rientro in campo, Berrettini riesce a cancellare una palla break.

Non ad aggrapparsi nuovamente al jeu decisif. Djokovic, che non sfrutta i primi due match point, si difende in maniera incredibile nel terzo caso e con una splendida accelerazione di dritto costringe Berrettini alla resa. Photo Credit: Getty Images Berrettini