Panatta: "Federer rischia di essere ricordato per la finale persa a Wimbledon 2019"



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Panatta: "Federer rischia di essere ricordato per la finale persa a Wimbledon 2019"

Nessun appassionato di tennis riuscirà mai a dimenticare la finale della 133ª edizione dei Championships. A scendere in campo e contendersi il titolo furono Roger Federer e Novak Djokovic. Lo svizzero è stato costretto sempre a rincorrere, ma è riuscito a portare la partita al quinto e decisivo set.

Nell’ultima frazione di gioco, Federer ha brekkato il belgradese nel quindicesimo game e ha avuto la possibilità di servire per il torneo sull’8-7. Il turno di battuta dell’elvetico ha seguito un percorso netto fino a quel fatidico 40-15.

Federer è tornato umano nel momento più importante e ha sprecato due match point spedendo largo un comodo dritto e subendo un simbolico passante. Il resto è storia… Lo stesso Djokovic ha ricordato il suo quinto successo sui prati dell’All England Club ai microfoni dell’emittente francese RMC; nei successivi due anni - nel 2020 il torneo non si è disputato - il belgradese non avrebbe lasciato scampo ai suoi rivali.

“Sul secondo match point, mi sono mosso in anticipo pensando a un servizio incrociato. Alla fine, però, Roger ha puntato alla T e ho subito pensato che la partita fosse finita. La mia risposta avrebbe potuto non oltrepassare la rete.

Sono stato un po’ fortunato in quel momento, è giusto ammetterlo” .

Panatta: "Rischia di essere ricordato per quella sconfitta"

In uno speciale andato in onda su Sky Sport, Adriano Panatta si è soffermato proprio sulla finale più lunga nella storia di Wimbledon.

“Giocava così bene che non serviva essere cattivo, rischia in maniera paradossale di essere ricordato più per quella sconfitta che per altre vittorie, perché quell’episodio è stato preso dalla maggior parte delle persone come un’ingiustizia perché aveva giocato troppo bene e perso per sfortuna, forse anche perché al momento buono gli era mancata quel pizzico di cattiveria, quella che ha Djokovic e che ha Nadal.

Lui era meno cattivo in campo, perché giocava talmente bene che non serviva essere cattivo" . Photo Credit: Reuters