"Perchè gioca il rovescio ad una mano?" La prima domanda di Severin Luthi su Federer



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"Perchè gioca il rovescio ad una mano?" La prima domanda di Severin Luthi su Federer

Roger Federer raccontato da chi lo ha vissuto da vicino, anche 24 ore su 24. “The King” secondo Severin Luthi: «Un campione del mondo di ottimismo».

Roger Federer secondo Severin Luthi

«Questo perchè gioca il rovescio ad una mano?».

Tutto inizia da qui. Siamo ai campionati svizzeri Junior quando il sedicenne Severin Luthi vede per la prima volta Roger Federer. «Aveva 11 anni, era così piccolo e magro». I due si rivedranno due anni dopo, al National Tennis Center: «Lì mi chiesi cosa avesse sempre da sorridere.

Tra l’altro aveva anche un segno in faccia, credo fosse caduto dalla bicicletta la settimana prima». Ma quel rovescio gli era rimasto in testa: «Mi chiesi: “ma questo chi è?”. Migliorava ogni volta che lo incontravo, e francamente non mi spiegavo come tutto potesse succedere così in fretta.

Ogni sei mesi era di un livello più alto. Poi divenni suo capitano in Coppa Davis, e capii che tutto per lui era possibile». Ex numero 622 del mondo, Luthi a neanche 30 anni diventa la guida della nazionale svizzera, dal 2007 allenatore di Federer: «Fino a quando non ha deciso di ritirarsi, c’era sempre speranza, il suo atteggiamento è rimasto positivo.

Su questo è il numero uno assoluto, il campione del mondo di ottimismo e positività». Come accadde dopo l’intervento del 2016: «Quando scoprii che doveva operarsi, lui mi disse “quando tornerò sarò più in forma che mai.

Ora potrò dedicarmi alla mia famigli”. Io rimasi basito: “sì ok, ma ora devi subire un’operazione!”». Perchè la famiglia è sempre stata importante per Roger, tanto da renderlo unico: «Credo che la più grande differenza tra lui e gli altri sia questa.

Ha una vita fuori dal campo. L’ha sempre avuta. Quando perdeva era molto deluso, ma quando andava in famiglia staccava. Questo lo ha reso così bello e unico». Fino allo stop: «Ci sono stati bei momenti anche nel 2021.

Pareva possibile un suo ritorno in campo. Ma dovevi sempre stare attento, dovevi sempre capire quanto allenarti, e spesso era troppo».