Edberg ricorda il biennio con Roger Federer: “Un onore allenarlo”



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Edberg ricorda il biennio con Roger Federer: “Un onore allenarlo”

Nella vita di un atleta professionista di grande livello si può assistere all’avvento di un periodo particolarmente difficile, durante il quale sembra spegnersi la luce. Ne sa qualcosa Roger Federer, vittima di questa sorta di “blocco del campione” nella stagione 2013.

L’avvio non fu neanche così catastrofico, in realtà, per lo svizzero, che raggiunse la semifinale agli Australian Open: da quel momento in poi, però, si spense la luce. Il fuoriclasse di Basilea mise a referto niente più che i quarti al Roland Garros, un deludente secondo turno a Wimbledon e non andò oltre gli ottavi agli US Open.

Risultati che resero irriconoscibile Federer, il quale a fine annata dovette accontentarsi dell’ATP 250 di Halle come unico trofeo conquistato. Il 12 ottobre del 2013 annunciò la separazione dal Paul Annacone con cui collaborava da tre anni per accogliere nella sua scuderia l’ex campione svedese e suo idolo Stefan Edberg, che portò una grande ventata di novità.

Su tutte il cambio di racchetta con una più moderna avente un ovale più ampio che lo aiutasse dal lato del rovescio.

Edberg illustra il lavoro che fu svolto con Federer

Oltre al cambiamento nello strumento principale, la racchetta, ciò che Roger Federer chiese a Stefan Edberg fu di aiutarlo a modificare il proprio gioco, rendendolo più aggressivo.

A raccontare tutto il lavoro che fu svolto con lo svizzero è stato lo stesso Edberg: “È stato un onore che mi sia stato chiesto di allenare Roger Federer – ha dichiarato l’ex tennista svedese − .

Mi ci è voluto un po' di tempo per decidere. Abbiamo trascorso una settimana a Dubai per conoscerci prima di partire per il Tour. Per riassumere, è stato fantastico stare vicino a Roger. Abbiamo parlato di tennis e strategia, e lui è un ambasciatore del nostro sport.

Voleva cambiare il suo gioco, il che potrebbe essere parte del motivo per cui mi ha portato a prendere qualche idea. Sa così tanto del tennis, e non c'è molto che gli si possa insegnare; capisce tutto sul campo.

È stato bello avere qualcun altro che è stato nella stessa posizione, essere in finale e cercare di cambiare il gioco. Quando invecchi, forse hai bisogno di cambiare il tuo gioco, cosa su cui abbiamo lavorato molto.

Penso che la cosa migliore sia stata che ha cambiato la racchetta con una più moderna, questa è stata la chiave. Ha cambiato leggermente il suo gioco, il suo movimento è diventato un po' più aggressivo, cosa di cui credo avesse bisogno. Ha funzionato molto bene, ed è stato bello stargli vicino” .