Leonardo Mayer: "Non è il modo di giocare che mi sorprende di più di Roger Federer"



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Leonardo Mayer: "Non è il modo di giocare che mi sorprende di più di Roger Federer"

Roger Federer ha potuto giocare la miseria di 13 match ufficiali nel 2021, raccogliendo nove vittorie e quattro sconfitte. C’erano grandissime aspettative quando il Re è tornato in campo lo scorzo marzo a Doha, ma è parso chiaro fin da subito come lo svizzero fosse lontano anni luce da una condizione accettabile.

Gli ottavi al Roland Garros e i quarti a Wimbledon sono stati i suoi migliori risultati quest’anno, troppo poco per una leggenda della sua caratura. Il 20 volte campione Slam ha dovuto rinunciare alle Olimpiadi di Tokyo per una ricaduta al ginocchio e – nella serata del 15 agosto – ha comunicato la necessità di un nuovo intervento chirurgico.

L’ex numero 1 del mondo è stato visto camminare con le stampelle alla Laver Cup e non esiste un piano preciso per il suo rientro nel tour. La speranza del 40enne di Basilea è quella di potersi concedere un’ultima passerella nel 2022.

In una recente intervista concessa a ‘La Nacion’, Leonardo Mayer si è soffermato a lungo su Roger Federer. Il tennista argentino – ex numero 21 ATP – si è ritirato dall’attività agonistica qualche mese fa.

Leonardo Mayer parla di Re Roger

“Dal mio punto di vista, Roger Federer è il miglior giocatore di tutti i tempi. Sa far tutto incredibilmente bene” – ha spiegato Mayer. Il 34enne sudamericano ha rivelato quanto sia importante per i tennisti l’aspetto mentale: “L’ambiente del tennis è molto diverso rispetto a quello degli altri sport.

Noi veniamo spesso equiparati a delle macchine o a dei robot, mentre invece siamo esseri umani. Nel tennis si entra in una bolla che non tutti riescono a tollerare, basti pensare a ciò che è successo negli ultimi mesi.

Alcuni la sopportano per un lasso di tempo maggiore, altri si stufano abbastanza presto. Dipende tantissimo dal carattere di ognuno. Roger Federer, che adesso ha 40 anni, non è straordinario solo per come gioca, ma anche per il modo in cui ha gestito la sua carriera nell’arco di due decenni. Persino Federer, Nadal e Djokovic hanno avuto dei momenti complicati, ma sono stati in grado di uscirne”.