Roger Federer ricorda uno dei momenti più importanti della sua carriera



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Roger Federer ricorda uno dei momenti più importanti della sua carriera

Roger Federer non ha potuto esprimere il suo miglior tennis nelle ultime due stagioni a causa dei continui problemi al ginocchio. Il 20 volte campione Slam si è infatti sottoposto a più un’operazione, con la speranza di tornare alla normalità nel 2022.

Dopo la sconfitta subita ai quarti di finale di Wimbledon contro Hubert Hurkacz, Federer ha deciso di prendersi un periodo di pausa prima di annunciare il suo forfait in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Il vero obiettivo dell’ex numero uno del mondo era quello di disputare buona parte del Tour americano, con un occhio di riguardo nei confronti degli US Open, ma il suo progetto è saltato quando i medici gli hanno proposto un nuovo intervento.

Federer ricorda uno dei momenti più importanti della sua carriera

In una recente intervista al periodico GQ, Federer ha parlato del record Slam e dei suoi rivali storici: Novak Djokovic e Rafael Nadal. "Big Three a 20 Slam? Francamente è incredibile che siamo arrivati tutti e tre a venti Slam: quando sono diventato un professionista il record era dodici, poi Sampras è riuscito ad eguagliarlo e a spingersi fino a 14.

Io l’ho superato nel 2009, un momento importantissimo per me, visto che sono riuscito a raggiungerlo e superarlo nel giro di un mese fra Parigi e Wimbledon. Credo che Nole e Rafa siano in un altro stato mentale rispetto a me in questo momento: ovviamente tutti e tre vorremmo vincere ancora di più, perché questo è l’atteggiamento che devi avere a questi livelli, però il mio percorso è stato un pochino più lungo e complicato, quindi credo di avere una prospettiva leggermente diversa.

Credo ci sarà un’altra epoca di campioni come questa. Non voglio togliere niente a Rafa, a Novak o a me stesso, ma penso che oggi sia più facile dominare su più superfici. Cinquant’anni fa c’erano tre Slam sull’erba, è vero, ma credo che i margini fossero più risicati, c’erano specialisti del cemento e della terra, e pochi sapevano giocare su ogni superficie.

Borg c’è riuscito, ma le cose erano diverse, i giocatori non si focalizzavano sugli Slam allo stesso modo" .