Dorochenko: "Roger Federer adora viaggiare di continuo, tanti altri lo detestano"



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Dorochenko: "Roger Federer adora viaggiare di continuo, tanti altri lo detestano"

La carriera di Roger Federer è a un bivio e l’ombra del ritiro si fa sempre più minacciosa. L’ex numero 1 del mondo ha giocato appena cinque tornei dal suo rientro nel tour lo scorso marzo, avendo raggiunto i quarti di finale a Wimbledon come miglior risultato circa un mese fa.

I problemi al ginocchio sembrano ancora ben lontani dall’essere risolti, tanto è vero che Re Roger non ha potuto disputare le Olimpiadi di Tokyo a causa di una ricaduta al ginocchio operato. Qualche giorno fa, la leggenda svizzera ha comunicato la sua rinuncia ai Masters 1000 di Toronto e Cincinnati, mettendo in dubbio anche la sua presenza agli US Open fra tre settimane.

Il 40enne di Basilea rischia di sprofondare nel ranking e molti analisti ritengono che il pensiero del ritiro sia ormai affiorato nella sua mente. Se dovesse saltare l’ultimo Slam del 2021, verrebbe da chiedersi quali sarebbero gli obiettivi del Maestro in questa seconda metà di stagione.

Nel corso di una recente intervista a Sebastian Torok per ‘La Nacional’, il preparatore atletico Paul Dorochenko – che ha lavorato con Roger nei suoi primi anni – ha svelato alcuni segreti dietro alla sua incredibile longevità.

L'ombra del ritiro aleggia su Federer

“La verità è che alla maggior parte dei tennisti non piace viaggiare di continuo da un posto all’altro. Al contrario, Roger Federer è sempre stato molto felice dell’atmosfera che si respira nel tour.

È davvero il suo ambiente ideale” – ha spiegato Dorochenko. “È per questo che – nonostante tutti gli anni che ha trascorso nel circuito con la sua famiglia – è ancora felice di essere lì.

Poi c’è anche la questione fisica. Roger è veramente l’atleta perfetto per il tennis, avendo velocità, resistenza e forza. Quando aveva circa 19 anni, era in grado di sollevare 105 kg di panca piana.

Anche se non ha una forza muscolare incredibile, ha sempre potuto contare su una straordinaria reattività. Oltre a questo aspetto, gli ha fatto bene giocare a calcio per una parte della sua infanzia” – ha aggiunto.