Serena Williams: "C'è una ragione se io e Roger Federer siamo stati così longevi"



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Serena Williams: "C'è una ragione se io e Roger Federer siamo stati così longevi"

La carriera di Serena Williams, così come quella di Roger Federer, è durata per più di due decenni. Molti ritengono che questa edizione di Wimbledon potrebbe essere l’ultima sia per l’americana che per lo svizzero, entrambi a caccia di un ultimo sigillo per mettere la ciliegina sulla torta.

Serena sta cercando disperatamente di aggiudicarsi il suo 24° titolo dello Slam, che gli permetterebbe di eguagliare il record assoluto detenuto da Margaret Court. Nelle ultime due stagioni, questa opportunità le è stata negata da alcune giovani rampanti come Naomi Osaka e Bianca Andreescu.

Chissà che il forfait della Osaka – unito a quello di Simona Halep per infortunio – non diano una mano alla Williams. Basti pensare che la statunitense vanta un record fenomenale di 98 vittorie e 12 sconfitte su questa superficie (oltre ad aver raggiunto la finale nelle ultime due edizioni dei Championships).

Più complicato il discorso relativo a Federer, che ha giocato pochissimo nell’ultimo anno e mezzo per via di una doppia operazione al ginocchio destro. Il 39enne di Basilea non sembra avere grosse chance di arrivare in fondo, ma sarebbe un grave errore sottovalutare l’orgoglio di una leggenda del suo calibro.

Serena Williams: "La tecnologia ha avuto un peso enorme"

“Non c’è dubbio che i tennisti di oggi abbiano mediamente una carriera più lunga rispetto agli atleti del passato” – ha confidato Serena alla vigilia del torneo.

“La tecnologia ha sicuramente giocato un ruolo enorme da questo punto di vista. Il modo in cui vediamo il gioco, le varie tecniche di recupero, il modo in cui sono fatte le nostre scarpe e le nostre attrezzature, tutto questo ha avuto un peso.

Se io e Roger Federer abbiamo potuto giocare così a lungo, è anche grazie agli aspetti che ho elencato. Sono stati alla base della nostra longevità. Fino a qualche tempo fa, era molto raro che un giocatore fosse ancora in campo dopo i 30-32 anni.

Adesso è diventata quasi la normalità, ecco perché ritengo che sia il frutto di una combinazione di diversi fattori” – ha spiegato.