Roger Federer, l'Australian Open e il ricordo di Peter Carter, il suo storico coach



by   |  LETTURE 2007

Roger Federer, l'Australian Open e il ricordo di Peter Carter, il suo storico coach

Nonostante Roger Federer non abbia voluto rischiare la propria partecipazione agli Australian Open sia dal punto di vista fisico sia per una scelta famigliare, molto delle persone vicine al 20 volte campione slam sono certe che il suo pensiero andrà comunque ad una persona specifica: il suo ex allenatore australiano Peter Carter, scomparso tragicamente nel 2002 a seguito di un incidente stradale.

Roger ha avuto tanti allenatori nella propria carriera, tuttavia il campione elvetico ha sempre affermato con fermezza e commozione che il coach più importante è stato proprio Carter, in quanto lo ritiene responsabile di averlo plasmato e trasformato in un giocatore di tennis, sia tecnicamente che umanamente.

È infatti opinione diffusa che Carter, al fianco di Federer durante i primi anni di carriera dello svizzero, abbia portato in Roger un senso di calma e disciplina. Ed è lo stesso svizzero a riconoscere lo straordinario ruolo ricoperto da Carter, meritevole di aver trasformato un adolescente troppo spesso irascibile in un professionista misurato e vincente.

L'Australia offre sempre a Federer un'emozione speciale

Federer, a testimonianza del grande legame che aveva istaurato con Carter, non ha mai nascosto commozione e qualche lacrima ogni qual volta riporta alla mente i momenti passati con lui.

Un rapporto professionale ma non solo, anche di grande stima, amicizia e tanto affetto reciproco. E questo forse spiega anche perché Roger ama così tanto giocare gli Australian Open, il torneo di casa per Peter Carter.

Ogni stagione infatti, quando Roger giunge a Melbourne, il primo pensiero lo rivolge con affetto al proprio coach, ma non solo, infatti lo svizzero si premura tutti gli anni di incontrarsi con Bob e Diana Carter, i genitori di Peter Carter, di ospitarli a sue spese nel proprio hotel e di invitarli nel proprio box durante le partite.

Stando alle parole dello svizzero, la notizia della morte di Carter, dopo un fisiologico e comprensibile dissesto emotivo, gli ha conferito una forza e una determinazione ancora superiori. Da quel momento Roger non ha giocato più soltanto per sé stesso, ma anche per il proprio coach, o meglio, in onore del proprio coach.

“Immagino che sarebbe tanto orgoglioso di me. Peter non voleva fossi un talento sprecato, dunque quando è morto ho iniziato ad allenarmi ancora più duramente per dedicargli i miei trofei. Peter è stata una persona davvero importante nella mia vita.

Se devo ringraziare qualcuno per i miei miglioramenti, ringrazio lui soprattutto” – aveva dichiarato Federer in una sua intervista.