Rothenberg: "I Big 3 non hanno interesse a mutare il format degli Slam"



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Rothenberg: "I Big 3 non hanno interesse a mutare il format degli Slam"

L’edizione 2020 delle ATP Finals è stata l’occasione per chiedere a numerosi giocatori cosa ne pensassero di ridurre il format degli Slam e uniformarli al resto del calendario (con il passaggio ai due set su tre).

Se Rafael Nadal e Alexander Zverev hanno ribadito il loro attaccamento alla tradizione, il numero 1 del mondo Novak Djokovic e Daniil Medvedev si sono dimostrati più aperti all’eventualità di modificare i quattro tornei più importanti del calendario.

Le esigenze televisive spingono da anni in questa direzione, ma le leggende di questo sport e tanti addetti ai lavori hanno più volte sottolineato come il format del tre su cinque rappresenti il tratto distintivo degli Slam rispetto agli altri tornei del circuito.

In una video-chat intitolata ‘Match Points’, il noto giornalista del New York Times Ben Rothenberg ha appoggiato l’idea di Djokovic, evidenziando come il serbo non abbia alcun interesse personale a cambiare un format che gli ha portato enorme fortuna nell’ultimo decennio (Nole si è infatti aggiudicato ben 17 Slam).

Bartoli: "Bisogna coinvolgere di più i fan"

“Penso che Novak Djokovic sia un giocatore eccezionale al meglio dei cinque set, quindi non vedo cosa lo spingerebbe a propendere per il format più breve.

Questo aggiunge credibilità alla sua tesi” – ha spiegato Rothenberg. “Non credo che la popolarità del tennis derivi dal fatto che sia uno sport di resistenza, ciò che conta di più sono la creatività e il talento.

Non penso che enfatizzare il lato ‘endurance’ sia la cosa migliore per il tennis” – ha precisato. L’ex campionessa di Wimbledon Marion Bartoli non sembra invece d’accordo: “Dobbiamo ripensare alle modalità con cui viene trasmesso il tennis.

Non ti senti davvero come se stessi in campo insieme al giocatore. Bisognerebbe trovare un modo per coinvolgere di più i fan”. L’ultimo ad intervenire è stato Noah Rubin (numero 249 ATP): “Gli Slam sono gli unici tornei che non hanno risentito troppo della pandemia. Secondo il mio punto di vista, credo che siano l’ultima cosa da provare a cambiare. Sono altri i problemi”.