Safin: "Solo Roger Federer e David Nalbandian mi hanno fatto sentire impotente"



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Safin: "Solo Roger Federer e David Nalbandian mi hanno fatto sentire impotente"

Con 20 Slam in bacheca a quasi 39 anni, Roger Federer guida la classifica all-time davanti agli eterni rivali Rafael Nadal (19) e Novak Djokovic (17). Ciò che molti dimenticano è che il fenomeno svizzero aveva iniziato a dominare il tennis molto prima dell’avvento dello spagnolo e del serbo.

Di conseguenza, le sue rivalità dei primi anni 2000 sono state relegate nei libri di storia. L’ex numero 1 del mondo ha dato vita a battaglie memorabili con giocatori del calibro di Lleyton Hewitt, Andy Roddick, Andre Agassi e Marat Safin.

Il russo ha disputato alcuni incontri davvero epici con Federer, riuscendo anche a batterlo nella splendida semifinale degli Australian Open 2005, da molti considerata la più emozionante e spettacolare di tutti i tempi.

Safin si impose in cinque set dopo quasi quattro ore e mezza, avendo salvato anche un match point lungo il cammino. Marat, che avrebbe conquistato il titolo a Melbourne quell’anno, ha sconfitto Roger solo un’altra volta nei loro 12 scontri diretti.

Intervistato da ESPN nei giorni scorsi, il due volte campione Slam ha rivelato che David Nalbandian e Roger Federer sono stati gli avversari più duri che si sia mai trovato ad affrontare.

Safin: "Non c'era nulla che io potessi fare"

“Ricordo che Nalbandian mi sconfisse nel primo match della finale di Coppa Davis nel 2006.

Non ho avvertito alcuna chance quel giorno. L’ho sfidato diverse volte e sentivo che non c’era nulla che io potessi fare per batterlo” – ha ammesso Safin. “Gli unici due giocatori con cui mi sono sentito impotente erano David Nalbandian e Roger Federer.

Il loro livello era semplicemente incredibile” – ha aggiunto. Dopo aver terminato la sua carriera alla fine del 2009, Marat ha intrapreso con successo l’avventura in politica, diventando anche presidente della commissione Associazioni Pubbliche e Organizzazioni Religiose.

Sebbene fosse stato rieletto nel 2016, rassegnò le sue dimissioni subito dopo essere entrato nella Tennis Hall of Fame (non essendo più in grado di conciliare tutti i vari impegni).