Roger Federer: "Mi ci sono voluti due anni per trovare il giusto equilibrio in campo"



by   |  LETTURE 1808

Roger Federer: "Mi ci sono voluti due anni per trovare il giusto equilibrio in campo"

Roger Federer è stato molto impegnato ultimamente, benché la stagione tennistica sia ferma da marzo e lo svizzero non tornerà in campo prima dell’inizio del 2021 in seguito al doppio intervento al ginocchio.

Il 20 volte campione Slam ha appena lanciato la sua linea di scarpe personalizzate denominate ‘The Roger’, oltre a rilasciare numerose interviste durante questo lungo periodo di inattività. L’ex numero 1 del mondo ha già messo nel mirino Wimbledon e le Olimpiadi di Tokyo il prossimo anno, in quella che potrebbe rappresentare l’ultima stagione della sua gloriosa carriera.

Durante un’intervista a ruota libera con la stampa tedesca, il 38enne di Basilea ha ricordato gli inizi della sua carriera, ringraziando i suoi genitori per tutti quegli sforzi che gli hanno permesso di diventare un professionista.

Federer: "Mi ci sono voluti due anni per trovare il giusto equilibrio"

“I miei genitori hanno speso circa 30.000 franchi svizzeri all’anno per farmi giocare a tennis, anche se all’inizio erano scettici sulle mie possibilità di diventare un tennista professionista.

Quando avevo 16 anni, ho chiesto loro se avrei dovuto lasciare la scuola per dedicarmi al tennis con tutte le mie energie. Mio padre mi ha dato due anni di tempo per avere successo. Se avessi fallito o non fossi diventato un giocatore professionista, sarei dovuto tornare a scuola” – ha raccontato Federer.

“Il tennis è uno sport molto speciale. È molto difficile trascorrere ore e ore sul campo, con molta tensione e stress, e non essere nemmeno in grado di chiedere qualcosa alla tua famiglia o al tuo allenatore.

Alcuni potrebbero pensare che siamo dei pazzi, ma a volte abbiamo bisogno di parlare con noi stessi per allentare la tensione e ritrovare la concentrazione necessaria” – ha aggiunto. Federer ha avuto bisogno di tempo per sistemare il suo atteggiamento in campo: “Ricordo una partita contro Franco Squillari ad Amburgo nel 2001, stavo giocando malissimo e alla fine ho rotto la mia racchetta.

Ho visto che la mia famiglia, il mio staff e il mio coach erano delusi e ho capito che non avrei più potuto comportarmi in quel modo. È stato un lungo processo e ho ricevuto l’aiuto di uno psicologo. Mi ci sono voluti un paio di anni per trovare il perfetto equilibrio tra passione e calma”.