Stefan Edberg racconta come è stato diventare il coach di Roger Federer



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Stefan Edberg racconta come è stato diventare il coach di Roger Federer

Nella sua peggior stagione della carriera dal 2001, Roger Federer nel 2012 era incapace di trovare rimedi per controbattere la forza di Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray. Lo svizzero si sentiva pronto per fare cambiamenti radicali al suo tennis, utilizzò un telaio differenti e chiamò nuove facce per il suo box, una su tutte, quella dell'ex leggenda svedese e uno dei suoi idoli, Stefan Edberg.

Subito l'ex tennista raggiunse Roger a Dubai per una settimana, i due si sono conosciuti meglio e subito è nata una grande intesa. Con Stefan al suo fianco Roger ha ottenuto le semifinali degli Australian Open nel 2014 ed ha vinto il primo titolo insieme al nuovo tecnico a Dubai.

Fu un'annata particolare per Roger che fu finalista a Indian Wells e Montecarlo, difese titolo ad Halle e avanzò nella finale di Wimbledon. A fine stagione Federer aveva conquistato i tornei di Cincinnati, Shanghai e Basilea, raggiunse le semifinali agli Us Open e fu fermato alle Finals solo da un infortunio alla schiena.

Per la prima volta in tre anni, Roger conquistò sei titoli Atp, vinse Brisbane, Dubai, Instanbul, Halle, Cincinnati e Basilea. In quella stagione Roger mostrò un tennis molto acuto e aggressivo , veniva spesso a rete e cercava spesso di fare il punto.

A fine anno, dopo una partnership durata anche più del previsto (inizialmente si parlava di massimo 12 mesi), Roger Federer e Stefan Edberg chiusero ufficialmente la loro partnership, restando comunque in ottimi rapporti.

Le parole di Stefan Edberg su Roger Federer

Nel corso di un'intervista con Mats Wilander ad Eurosport, Edberg è tornato su quella esperienza. Ecco le sue dichiarazioni: "Per me è stato un onore allenare Roger Federer.

Inizialmente ho riflettuto un po' prima di decidere, abbiamo trascorso una settimana a Dubai per conoscerci e riassumere cosa serviva a entrambi. È stato bello, con Roger ho parlato di strategia e semplicemente di tennis, lui è un ambasciatore di questo sport.

Voleva cambiare il suo gioco e per questo credo che ha pensato a me. Sa davvero molto sul tennis ed è difficile insegnargli qualcosa, sa praticamente tutto su come stare in campo. Abbiamo lavorato molto per cambiare il suo gioco e penso che sia stato grandiosa anche l'idea di cambiare racchetta con una più moderna: quella era la chiave per la crescita. Credo che alla fine i suoi cambiamenti abbiano funzionato"