Menes: "Ho pianto per la sconfitta di Roger Federer a Wimbledon 2019"



by   |  LETTURE 5273

Menes: "Ho pianto per la sconfitta di Roger Federer a Wimbledon 2019"

Roger Federer ha gettato nello sconforto tutti i suoi fan quando ha annunciato che avrebbe rinunciato alla seconda metà del 2020 a causa di una nuova operazione al ginocchio. Il fenomeno svizzero, la cui unica apparizione quest’anno risale agli Australian Open, aveva già deciso di rimanere fermo fino a Wimbledon per recuperare da un intervento al ginocchio destro.

La riabilitazione non è andata come previsto, inducendo l’ex numero 1 del mondo a dare l’appuntamento direttamente al 2021 nonostante l’emergenza Coronavirus abbia costretto alla sospensione del tour fino ad agosto.

Numerosi addetti ai lavori ritengono che il tempo possa essere scaduto per il 20 volte campione Slam. Rafael Nadal e Novak Djokovic gli sono sempre più vicini nella classifica all-time degli Slam vinti, anzi lo spagnolo potrebbe già eguagliarlo agli US Open o al Roland Garros.

Ricordiamo che i Big 3 si sono aggiudicati gli ultimi 13 Major disputati. L’esperto francese Pierre Menes ha recentemente confessato tutto il suo amore per Re Roger.

Menes e il suo amore per Roger Federer

“Sono davvero innamorato di Roger Federer” – ha rivelato a Le GQ.

“Potrei baciargli la mano, in particolare quella destra, dove è incarnato il suo genio. L’ultima finale persa contro Novak Djokovic a Wimbledon dopo aver sprecato due match point mi ha distrutto, ero a casa da solo nel mio salotto.

Ho piano e ho vomitato. L’ho accusata tantissimo quella sconfitta. Ora tornerà in campo nel 2021 a 39 anni e mezzo, perciò da quando ha 34 anni guardo tutte le sue partite come se fossero le ultime. Sono molto fortunato che dopo cinque anni sia ancora lì” – ha aggiunto Menes.

Nel frattempo, è stato annunciato che il 6 luglio – esattamente 17 anni dopo il primo successo a Wimbledon dell’elvetico – uscirà il libro ‘Federer Files: gli anni di Roger – Dizionario tematico di una leggenda’, scritto da Cristian Sonzogni e Gabriele Riva (con prefazione di Claudio Mezzadri).