Lundgren: "Non è stato facile lavorare con Federer, ma ha sempre avuto un gran cuore"


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Lundgren: "Non è stato facile lavorare con Federer, ma ha sempre avuto un gran cuore"

Di Marcelo Rios, Stan Wawrinka, Marat Safin e Grigor Dimitrov. Soprattutto di Roger Federer. Lo storico coach Peter Lundgren (che come è giusto ricordare ha avuto il posto più comodo nel box dello svizzero dal duemila al duemilatre) nel corso di una chiacchierata con i ragazzi di "Tennis Brasil" non si è solamente tuffato tra i ricordi.

«Credo sia difficile dire esattamente come si costruisce un tennista. Bisogna sicuramente lavorare sulla tecnica, poi sulla mente e poi sul fisico. Ogni persona matura in maniera differente, di conseguenza queste componenti devonoc convivere per poter puntare alla vetta.

Roger ha vinto il primo titolo dello Slam a ventidue anni, non tutti sono Rafael Nadal». Bello e dannato, il primo Federer. Bello, dannato e... Complicato. «Non è mai facile lavorare con un tennista, ma all'epoca Roger forse era un po' pigro.

Aveva dei problemi di concentrazione e non era ancora perfetto fisicamente. Le cose comunque sono iniziate a cambiare rapidamente quando ha iniziato a pensare di voler diventare il migliore di tutti. Sapeva di poterlo fare. La verità è che non è mai stato facile lavorare con lui, ma ha sempre avuto un grande cuore.

Ed è sempre stato un bravo ragazzo. Sono molto orgoglioso di tutto quello che ha fatto». Memorabile l'ingresso tra i primi dieci giocatori del mondo, il successo ai Championships nel 2003. Insomma, parliamo di tutti quei pezzettini di storia che hanno portato alla stesura del più grosso libro dei record in circolazione nel mondo del tennis.

«Quello a Wimbledon è stato un momento storico per entrambi. Ho sempre desiderato vincere quel torneo, ma da giocatore non sono mai andato oltre il terzo turno. E invece da coach sono riuscito a vincerlo. Per Roger quel titolo è stato un sollievo, lo aspettavano tutti» ha concluso. Photo Credit: Getty Images