Federer, l'addetto alla sicurezza: "Roger è un signore, nessuno è come lui"


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Federer, l'addetto alla sicurezza: "Roger è un signore, nessuno è come lui"

All'Atp 500 di Basilea ha parlato ai media iberici Juan, responsabile della sicurezza di Roger Federer durante il torneo di casa. Figlio di genitori spagnoli, Juan è nato e cresciuto in Svizzera, ma parma fluentemente anche lo spagnolo.

Ecco le sue parole: "Nei fine settimana lavoravo in discoteche e mi occupo anche di combattimento in una palestra sportiva. Pian piano mi sono interessato a lavorare con le persone valutando le compagnie di riferimento e ho iniziato a lavorare nella società in cui mi trovo adesso.

Tutto ha a che fare con la sicurezza. Il mio obiettivo era sempre do raggiungere il vertice in questo campo e fondamentale per noi era la sicurezza delle persone, la loro integrità fisica era la cosa più importante.

In passato ho lavorato con gente con diversi problemi, ora nel settore in cui mi trovo la gente ha più soldi, viene sicuramente da altri ambiti. Per fare questo lavoro però bisogna fare tutto ed in questo modo impari ad analizzare le persone.

La prima volta che vidi Federer? Non ricordo se parliamo delle Olimpiadi di Pechino del 2008 o in occasione dell'anniversario del tennis Club "Old Club", luogo in cui lui ha iniziato a giocare. Fortunatamente è una persona molto naturale e tranquilla, fu inaspettato sopratutto visto l'età in cui lo incontrai.

Ero nervoso, lo conoscevo solo dalla tv (nel nostro lavoro bisogna informarsi subito con tv o giornali sulla persona con il quale lavoriamo). Io in passato ero un'atleta ed ero un perfezionista. Lui è come me, non gli importa se il suo avversario è il numero 700 o il numero 2 prepara le gare sempre con il massimo impegno.

È un Andy Hug del tennis (campione svizzero di kickboxing). Questi era molto rispettato, in particolare grazie ai tanti titoli vinti, ma era una persona che rispettava chiunque. Federer è lo stesso. Io all'inizio ero molto nervoso, lui qui in Svizzera è un'icona.

Devo dire che rese tutto molto facile, non creò molte barriere ed era molto piacevole. Credevo fosse un tipo arrogante, non me l'aspettavo proprio in questo modo. Ci sono pochi giocatori in realtà con i piedi per terra come Roger Federer.

Ha molti milioni e tanti sponsor, ma nonostante ciò ha molto rispetto del denaro, gli dà il giusto valore. Penso che lui vorrebbe muoversi tranquillamente in mezzo alla gente, io spesso cerco di lasciargli i suoi spazi e far notare la mia presenza il meno possibile.

Il suo comportamento con me? Si comporta normalmente, parliamo di una persona che non è mai stata attaccata o minacciata e di conseguenza per loro dovrei essere l'ultimo. Federer non ti fa pesare nulla di tutto ciò ed apprezza il lavoro di tutti.

I giovani di oggi, anche nel mondo del tennis, ti trattano con indifferenza, c'è stato un cambiamento generazionale. Federer per me è un gentiluomo.
A Pechino fu una situazione molto difficile. C'erano diversi spazi aperti e l'organizzazione per queste cose non era ottimale.

Eravamo molto preoccupati e dovevamo stare attenti anche a non colpire i fan per neutralizzarli, a Federer dava fastidio. Rapporto con Federer? C'è molta disponibilità e interazione tra noi. In Coppa Davis c'era un clima molto rilassato, a volte capitava che Federer andava in bar o discoteche e noi dovevamo accompagnarlo.

Ti inseriva nella sua sfera privata e sono esperienze bellissime.
È incredibile avere la fiducia di uno come Federer. È una persona sincera, anche senza le telecamere saluta sempre tutti. Non è affatto un tipo superficiale e ogni cosa che chiede, lo fa perché è realmente interessato. Mi piace tantissimo lavorare per lui"