Adriano Panatta: "Più Roger Federer, meno Rafael Nadal"


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Adriano Panatta: "Più Roger Federer, meno Rafael Nadal"

Adriano Panatta ha scritto le pagine più belle della storia del tennis italiano. Tutti ricordano quel magico 1976: anno in cui vinse prima gli Internazionali d’Italia, poi il Roland Garros ed infine la Coppa Davis in finale contro il Cile di Jaime Fillol e Patricio Cornejo.

L'ex campione romano ha deciso di gestire il vecchio Tennis club di Bepi Zambon ed in un'intervista a DagoSpia ha parlato di questo nuovo progetto. "Inizio un' attività imprenditoriale che per tanti anni non ho preso in considerazione: avere una struttura sportiva e dirigerla.

Da qualche tempo vivo a Treviso e questo è un modo per radicarmi di più nel territorio. Desideravo un' attività più stanziale, per non essere sempre in giro. Viene il momento in cui si ha voglia di fermarsi.

A me piace molto lavorare e con gli anni alcune attività sono cambiate. La mia idea è promuovere il tennis classico, non vecchio di mezzo secolo. Più Roger Federer e meno Rafael Nadal. Oggi il gioco è improntato sulle grandi rotazioni, solo se uno è forte fisicamente e mentalmente può andare avanti.

Ma chi ha imparato e praticato il tennis così esasperato, molto spesso con l' avanzare dell' età, smette. Le scuole di tennis vengono concepite come fabbriche di campioni, ma ne nasce uno ogni morte di Papa.

I genitori li iscrivono perché pratichino uno sport e si divertano. Poi, certo, se si vedono doti di un certo tipo, allora si può e si deve intervenire in modo più specifico. Io preferisco il rovescio a una mano.

E, se devo dirla tutta, mi pare che nel circuito i rovesci migliori siano quelli di Stan Wawrinka, Richard Gasquet, Grigor Dimitrov e ovviamente Federer. Ma se ci sarà qualche ragazzino che non riesce a portarlo, gli insegneremo tranquillamente il rovescio a due mani"

Panatta si è poi soffermato sulla complessità del tennis e sul sogno ATP Finals per Fabio Fognini e Matteo Berrettini. "È l'unico sport nel quale sei totalmente solo perché non c' è l' allenatore in campo.

Te la devi sbrigare, devi trovare le soluzioni, venir fuori da situazioni complesse. Sai quando cominci, ma non quando finisci, fino all' ultima palla può succedere di tutto, anche se stai sotto 6-0 5-0. Ci sono la tensione, la tenuta nervosa.

Ho visto tanti ragazzini giocare benissimo, ma non riuscire a sfondare perché non abbastanza solidi mentalmente. A Fognini mancano un po' di servizio e di tenuta mentale. Se sei in difficoltà, ma hai un servizio potente puoi venirne fuori.

Su come gioca bene a tennis nessuno può dirgli niente, ha una mano eccelsa. Chi gioca di talento esprime un tennis difficile per cui la tenuta mentale è più importante rispetto a un giocatore potente. Fognini deve inventare tennis a ogni colpo.

È un po' quello che accadeva a me con Borg, per dare il massimo devi stare bene con la testa. Chi gioca sul ritmo e sulla regolarità ha un copione magari eccelso, ma più limitato. Non deve fare un ricamo ogni volta.

Se mi passa il paragone, è la stessa differenza che c' è tra un programmatore informatico e un art director. Berrettini ha cominciato da un anno a essere un giocatore forte, diamogli un po' di tempo. Ma ha tante doti, solidità mentale, sta bene in campo, è un giocatore moderno di due metri e con un gran dritto, è un ragazzo educato. Infine, Vincenzo Santopadre, il suo allenatore, sa come si fa"