Roger Federer: "Il mio segreto? Una vita equilibrata con la famiglia"


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Roger Federer: "Il mio segreto? Una vita equilibrata con la famiglia"

Roger Federer ha superato indenne il suo match d’esordio a Indian Wells, rischiando qualcosa soltanto nel secondo set contro Peter Gojowczyk. Durante la conferenza stampa, al fuoriclasse svizzero è stato chiesto di parlare della sua forza mentale, che appare in crescita grazie anche al recente successo a Dubai.

“Non è qualcosa su cui mi concentro troppo, preferisco focalizzarmi su una vita equilibrata insieme a mia moglie e ai miei figli. Non ho lavorato con uno psicologo per 20 anni, ne ho avuto uno solo per un anno, o giù di lì, niente di più” – ha risposto il venti volte campione Slam.

L’ex numero 1 del mondo se la vedrà al terzo turno con il connazionale Stan Wawrinka: “Se sta bene e non ha dolore, torneremo a vedere un grande Stan. Ha tutti i colpi, è un combattente e sa come vincere le partite, ha solo bisogno di riprendere la giusta confidenza. Spero che ritorni preso in Top 20 o anche in Top 10.”

Il 37enne di Basilea non è preoccupato per il futuro del tennis una volta che si sarà ritirato: “Ci sono molti grandi eventi: gli Slam, i Masters 1000, la Laver Cup, le ATP Finals, la Coppa Davis.

Questi appuntamenti contribuiranno a far nascere nuove superstar e penso che ci siano molti ragazzi pronti ad emergere. Ci sarà una nuova ondata di giocatori e inevitabilmente arriveranno a vincere uno Slam prima o poi. Il tennis andrà bene anche quando mi sarò ritirato” – ha spiegato Federer.

A Roger è stato domandato di selezionare le migliori decisioni prese nella sua carriera: “Penso di essere stato molto fortunato ad aver incontrato Mirka così presto nella mia vita. Professionalmente mi ha aiutato molto, visto che io agli inizi non ero così professionale. Poi mi sono circondato delle persone giuste, i miei coach e tutto il mio team. Ci sono molte persone che devo ringraziare” – ha confessato.

Federer ha infine espresso il suo parere su come dovrebbe essere il nuovo presidente dell’ATP: “Abbiamo bisogno di un buon leader, qualcuno che conosca questo sport, altrimenti si perderebbe troppo tempo se fosse qualcuno che ha bisogno di ambientarsi e conoscere tutti. È già successa in passato una cosa simile.”