Panatta: "Federer mi stupisce ancora, Djokovic e Nadal sono noiosi"


by   |  LETTURE 14633
Panatta: "Federer mi stupisce ancora, Djokovic e Nadal sono noiosi"

Adriano Panatta è stato senza ombra di dubbio uno dei più grandi tennista italiani della storia. L’ex atleta romano ha vinto diversi prestigiosi tornei nel corso della sua carriera e in molti ricordano la spettacolare annata del 1976, quando Panatta fu in grado di trionfare a Roma e Parigi, prima di conquistare la prima storica Coppa Davis per l’Italia.

In un’intervista al quotidiano di Firenze “La Nazione”, Panatta ha parlato del tennis moderno e degli elementi che legano questo sport alla musica. “Ai miei tempi, negli anni ‘70, il tennis era pop, i Beatles, Jimi Hendrix, rock e melodia.

Ora non si capisce più niente, è tutto così elettrico, così metal. Ammiro molto Roger Federer, è un misto di Tony Bennett, McCartney, i Pink Floyd. Uno spettacolo. Federer mi stupisce ancora.

Rafael Nadal tira forte e ha un grande agonismo, Novak Djokovic recupera tutto, ma il loro gioco è noioso. Oggi i tennisti giocano bene, ma sono marcantoni che picchiano forte. Ai miei tempi era diverso, vuoi mettere la poesia di una volèe”.

Panatta ha poi parlato di altri due grandi tennisti italiani: Nicola Pietrangeli e Fabio Fognini. “Nicola è stato un personaggio importante, ma le nostre carriere si sono sovrapposte solo per due anni, quando io ne avevo venti.

Siamo amici, anche se abbiamo caratteri diversi. Certo lui è polemico, ma è una brava persona. Confesso che seguo poco Fognini, ma è un bel giocatore che avrebbe i colpi per stare nei primi dieci al mondo.

Le sue défaillance sono caratteriali, a volte il suo atteggiamento è davvero indisponente”. L’italiano ha concluso il suo intervento parlando della sua carriera, del suo futuro e rispondendo alla domanda su chi potesse essere il nuovo Panatta.

Non può esistere, noi giocavamo a un certo ritmo, ora va tutto più veloce non c’è nemmeno il tempo per pensare, solo Federer lo fa. La più bella partita penso sia stata la semifinale di Parigi del ‘76 con Dibbs, ho giocato meglio che in finale, mi entrava tutto.

Ma anche a Flushing Meadows con Connors, nonostante abbia perso. Il tennis mi ha dato tutto. Immense soddisfazioni, il successo, lo possibilità di girare il mondo facendo ciò che mi piaceva. Forse mi ha tolto un po’ di amici, ma soprattutto la vicinanza dei figli quando erano piccoli e io giocavo quasi tutto l’anno.

Oggi faccio il nonno, di cose ne ho già fatte tante, anche l’offshore, ora non posso neppure correre in macchina perché dopo i 65 anni non danno più la licenza. E sto bene così”.