Roger Federer: "Non voglio rendere monotona la vita di chi mi sta intorno"


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Roger Federer: "Non voglio rendere monotona la vita di chi mi sta intorno"

Nonostante continui a macinare record e titoli in giro per il mondo, quasi ciclicamente viene chiesta a Roger Federer la data in cui appenderà la racchetta al chiodo. Il campione svizzero non ha mai assecondato troppo il suddetto quesito, limitandosi il più delle volte ad allontanare dalla sua psiche quel momento.

Smettere non sarà così brutale. Ho tanti amici, troverò tante braccia pronte a confortarmi”, ha rivelato il numero uno del mondo nel corso di una recente intervista. “Se un giorno vedessi i miei figli infelici di seguirmi per il globo, avrei il dovere di dire a me stesso e a Mirka: ci siamo.

Non è ancora così. Viaggiano con me, e per loro significa guardare film, imparare cose, scoprire posti nuovi. Non è  solo per via degli infortuni che gioco meno. Con più tornei farei diventare monotona la vita di chi mi sta intorno. Non posso giocare per obbligo, stanco e annoiato. Se scelgo un torneo, deve accendermi”.

Proprio la famiglia consente a Roger di mantenere viva la sua passione per il tennis: “Per me la felicità è svegliarsi in sei nello stesso letto. Non lo facciamo abitualmente, solo quando ai tornei capita che l’hotel ci dia una camera con un letto enorme. Dormire è bello, ma svegliarsi assieme mi dà più gioia”.

Cosa rende invece Federer nervoso? “Aver paura di perdere l’aereo. Quando guido per andare in aeroporto, non riesco a parlare con Mirka. Mi stressa l’idea di non farcela. Ero un ritardatario, ci ho lavorato su, ora mi infastidisce. Ecco, non chiamatemi Mister Perfezione”.