Federer poco cinico? I numeri lo confermano


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Federer poco cinico? I numeri lo confermano

Il torneo di Indian Wells si è concluso con la partita più bella del 2018, in cui Juan Martin del Potro ha conquistato il primo Masters 1000 della sua carriera annullando tre match point al numero uno del mondo Roger Federer, che dal 2017 a oggi ha perso sei partite, di cui tre avendo a disposizione almeno una chance per uscire vittorioso. Almeno due delle tre occasioni Federer le ha sciupate giocando un dropshot che non ha avuto fortuna, cercando di chiudere in bellezza, un po’ come successe per esempio a Roma nel 2006 nella storico incontro contro Nadal, in cui non concretizzò due palle match con altrettanti errori di dritto.

La mancanza di killer instinct è stato uno dei problemi principali dello svizzero, in una carriera forse irripetibile, ma che avrebbe potuto regalargli addirittura di più se fosse riuscito ad essere più cinico al momento di chiudere alcuni incontri. In questo senso, è interessante notare come, su 251 sconfitte in carriera, Federer ne abbia totalizzate ben 19 dopo aver avuto almeno un match point (7,5%), di cui tre in uno Slam, mentre è riuscito a vincere 17 partite dopo essersi trovato nella situazione opposta (mai in una finale). È interessante notare come i suoi tre grandi rivali, Nadal, Djokovic e Murray, abbiano numeri decisamente migliori rispetto ai suoi, almeno se si considerano le sfide perse dopo aver avuto la possibilità di vincerle (rispettivamente 7,2 e 5). Per quanto riguarda gli incontri salvati dopo essere stati a un punto dalla sconfitta, Nadal è fermo a 13, Djokovic a 12 e Murray a 10. A questo però occorre anche aggiungere che, rispetto agli altri fenomeni di questa generazione, Federer ha giocato molte più partite: 337 in più di Nadal, 449 in più di Djokovic e 561 in più di Murray.
Altrettanto curioso è il fatto che questi tre campioni non abbiano mai perso questo tipo di partite contro il fuoriclasse svizzero, che si è trovato in questa circostanza due volte contro Djokovic (Us Open 2010 e 2011, avendo sempre due match point consecutivi) e una contro Nadal nella già citata finale romana. Prendendo come riferimento Pete Sampras, invece, si nota come lo statunitense si sia trovato nella suddetta situazione in 8 occasioni, vincendo invece 11 partite dopo aver annullato almeno un match point.

Ci sono altri indicatori statistici – che come tali non devono essere presi come riferimenti assoluti né come forieri di verità - interessanti per cercare di analizzare la qualità di un giocatore in un momento di massimo stress, per esempio il record nei tiebreak decisivi. In questo caso, il bilancio di Federer è di 31-26, Nadal 17-16, Djokovic 14-7, Murray 20-12, Sampras 30-17. Considerando solamente i tornei importanti in cui si può verificare una situazione del genere, ovvero i Masters 1000, le ATP Finals, le Olimpiadi e gli Us Open, il record di Federer è 16-19, Nadal 10-14, Djokovic 11-4, Murray 9-5, Sampras 14-9. Contando solamente le finali, invece, emergono dati ancora più negativi per lo svizzero, che ne ha vinta solamente una su 9 quando la stessa si è protratta fino al game decisivo, mentre Nadal e Sampras ne hanno conquistate 3 su 4, con Djokovic e Murray che sono addirittura immacolati (5-0 per entrambi).

Per l’impatto che Federer ha avuto sul gioco, sulla diffusione e pubblicizzazione dello stesso, ma anche per tutto quello che ha vinto e le rivalità nate con i suoi grandi avversari, nessun giocatore può essere messo sul suo stesso piano. Peraltro, uno dei motivi per cui è così tanto amato in ogni angolo del globo è proprio la sua umanità, che emerge chiaramente nei momenti in cui si emoziona in occasione di alcune cerimonie di premiazione (si pensi a quelle di Melbourne del 2006, 2009 e 2018). Una debolezza che lo fa avvicina di più ai “comuni mortali”, che allo stesso tempo lo ammirano per la bellezza del suo tennis, ma anche per l’equilibrio e la serenità che è riuscito a trovare sia nella professione che nella sua vita privata. Ed è proprio da questo che dipenderà il suo futuro tennistico e la quantità di tempo che spenderà ancora per incantare gli appassionati di tutto il mondo.
Intanto, però, a 36 anni e 7 mesi, è il favorito per il torneo di Miami e, a meno di cataclismi, anche per Wimbledon.