Federer e i record: cosa ti manca, cosa non hai?


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Federer e i record: cosa ti manca, cosa non hai?

Si può migliorare la storia? Roger Federer a quel cammino di perfezione iniziato da bambino tiene eccome, tiene ancora. “Arrivare al numero 1 non è il traguardo definitivo, il più importante del nostro sport.

A volte ci arrivi semplicemente perché giochi bene” ha detto ieri dopo le lacrime di gioia e d'orgoglio per la vittoria che ha riscritto il senso del tempo nella capitale dell'architettura moderna, nel cuore di quell'Olanda che ha cambiato la visione dello spazio.

“Quando diventi più vecchio, però, sai che devi sforzarti il doppio. Per cui adesso, a quasi 37 anni, essere tornato al numero 1 è il risultato che per me significa di più”. Diventare il numero 1 più anziano, superare ogni limite di longevità fra due passaggi consecutivi in vetta (5 anni e 106 giorni), e fra il primo e l'ultimo, aumenta le tentazioni, i desideri di una terza giovinezza che tanto somiglia alla prima.

Se dovesse riuscire a chiudere la sesta stagione da numero 1, eguaglierebbe il primato di Sampras con la differenza nient'affatto da poco che il dominio di Pistol Pete si è concentrato in sei anni consecutivi, dal 1993 al 1998.

Ma sono i titoli che fanno la differenza, che alimentano i sogni, anche quelli che non fanno svegliare. La strada l'ha tracciata dopo il ventesimo Slam, già nel sottopassaggio di Melbourne Park. Ha in mano il trofeo che lo certifica come il trionfatore di un decimo di tutti gli Slam dell'era Open eppure trova il tempo di toccare uno dei tabelloni luminosi di quella walk of fame, che poi è un po' una walk of life.

Non è casuale, il sorriso è studiato, furbo. Tocca quello di Steffi Graf, vuole i 22 Slam, un posto in una leggenda senza limiti e confini, un cielo di voli liberi. Trasformare l'ambizione in realtà lo renderebbe l'unico nell'era Open con più di cinque Slam dopo aver compiuto i 35 anni.

Per diventare il più anziano di sempre a conquistare uno dei quattro tornei più importanti, uno dei quattro assi di un colore solo, dovrebbe vincerne almeno uno l'anno prossimo. E superare così il primato di Ken Rosewall, che sconfisse Mal Anderson all'Australian Open del 1972 a 37 anni e 62 giorni.

Per ridefinire i confini dell'impossibile e battere anche il primato del più agée a giocare una finale Slam, per battere il record dello stesso Muscles umiliato dalla giovanile vigoria di Jimmy Connors allo Us Open del 1974, dovrebbe firmare il capolavoro allo Us Open 2021, o ancora più in là.

Impossibile o quasi, pur in quest'epoca con la top 10 più “anziana” dell'era Open, immaginare un giocatore che vinca un titolo a 43 anni come Pancho Gonzales a Des Moines nel 1972 e Ken Rosewall a Tokyo nel 1977.

È Connors l'altro grande obiettivo di Federer. I 109 titoli, senza tornare sulle antiche controversie su come siano stati calcolati i tornei da inserire nella lista, sono vicini, molti vicini. È un tabù, come l'8,95 di Mike Powell, record del mondo di salto in lungo che risale al 1991, o il 2,45 di Sotomayor imbattuto dal 1992.

Più veloce, più in alto, più forte Federer, che a Halle l'anno scorso ha superato i 94 titoli di Ivan Lendl, e senza conteggi, senza l'aritmetica a smentirne il valore. Connors ha vinto i suoi 109 titoli in 164 finali, due vittorie ogni tre; Federer è a quota 96 in 145 finali.

La percentuale rimane identica, l'eterno ritorno dell'uguale si manifesta con piccole ma significative variazioni sul tema. Per superarlo, dovrebbe giocare almeno una ventina di finali, che vorrebbe dire almeno tre stagioni come quella scorsa, con sette successi su otto finali, e con l'esigenza parallela di ridurre la schedule per allungare la carriera.

Per questo, è ormai fantascienza pensare che un giocatore possa raggiungere, o addirittura superare, le 130 vittorie in una sola stagione di Guillermo Vilas nel 1977 in cui invano ha cercato di ottenere un nuovo calcolo e uno status posticcio di numero 1 del mondo.

Federer, solo settimo nella lista, no né andato oltre le 92, su 97 partite, nel 2006, nel periodo del suo dominio più scintillate, all'epoca del suo tennis come esperienza religiosa. E' già il giocatore che ha giocato più finali, semifinali e quarti negli Slam, che ha vinto più partite all'Australian Open e a Wimbledon, 94 e 91.

La prospettiva di raggiungere le 100 non è poi così lontano. Ne mancano 16 per raggiungere le 98 di Connors da primato allo Us Open. Jimbo, il campione cresciuto dalle donne per battere gli uomini, diventato più simpatico quando ha iniziato a invecchiare e perdere di più, rimane il riferimento di chi aspetta la storia, di vuole cambiarla e si gode i brividi dell'ebbrezza lungo il percorso.

L'ATP gli riconosce 1256 vittorie in 1535 partite. Federer ha vinto contro Haase la numero 1142 su 1392. Quei 114 successi che ancora mancano per toccare l'ultimo gradino della leggenda, sembran pochi poi ti volti a guardarli e non li trovi più.

Perché Federer è oggi un'icona che si gestisce, che gioca poco per giocare meglio, che l'anno scorso si è limitato a 57 partite con 52 vittorie. Superare Jimbo gli richiede qualcosa più di due stagioni ancora come il 2017.

Se il 2018 dovesse proseguire come è iniziato, col decimo sigillo su 10, allora fra l'aorta e l'intenzione potrebbe inserirsi il gusto per l'impresa, il piacere della sfida di chi sposta i limiti ogni giorno più in là.

Gliene bastano sette, però, per diventare il giocatore con più vittorie di sempre sull'erba. Obiettivo più che possibile per lo svizzero che sembra sempre più intenzionato ad allontanare dalla sua Welthanschauung, dal suo orizzonte degli eventi, la stagione sul rosso.

E di fatto rinunciare alla prospettiva di diventare il primo a vincere almeno una volta tutti i Masters 1000, gli mancano solo Roma e Montecarlo, impresa mancata anche dal Djokovic versione Robonole per cui Cincinnati è sempre rimasta terra straniera come New York per “Ice” Borg.

E quasi certamente alla prospettiva di vincere almeno due volte tutti i major, come è riuscito a fare solo Rod Laver, l'unico a fare il Grande Slam nello stesso anno, da dilettante nel 1962 e nell'era Open nel 1969.

Nel giro dei prossimi cinque mesi Federer potrebbe diventare il top 10 più longevo. È già il giocatore con più settimane da numero 1, in top2, top 3, top 4 e top 5. Le 817 non consecutive di Connors fra i primi 10 non sono solo un numero.

Sono il segno di chi ritiene i limiti solo un'illusione. .