Moya su Rafael Nadal: "Pochissimi sportivi come lui. Altri slam? Ecco cosa penso"



by GIUSEPPE DI LAURO

Moya su Rafael Nadal: "Pochissimi sportivi come lui. Altri slam? Ecco cosa penso"

Sono passate oramai due settimane da quando Rafael Nadal ha messo le mani sul suo secondo titolo agli Australian Open, nonché il suo ventunesimo slam, dopo una rimonta che resterà negli annali di questo sport contro Daniil Medvedev in cinque set.
Il noto sito di tennis spagnolo puntodebreak ha intervistato, sul loro canale youtube, il coach del maiorchino Carlos Moya.

In questa bella intervista, l’allenatore spagnolo ha ripercorso le ultime tappe del toro di Manacor e parlato di obiettivi futuri ​Sul titolo a Melbourne
"È quasi tutto detto, non si può non ammirare tutto ciò che Rafa sta realizzando.

La vittoria è impressionante, ma è anche impressionante il modo in cui supera le avversità, come cambia tatticamente durante il match, come sconfigge fisicamente uno dei giocatori più in forma del circuito, qualcuno che ha dieci anni meno di lui.

È un risultato di cui essere orgogliosi, anche se ci sono cose che possono essere migliorate, la perfezione non esiste. Date le circostanze in cui siamo arrivati al torneo un mese prima, sia l'atteggiamento che il livello sono stati spettacolari".

Una rimonta davvero epica quella contro Medvedev
"Il 3-2 e lo 0-40 nel terzo è quasi un match ball, anche se con Rafa non sai mai cosa può succedere. Poi lì sarebbe stato praticamente impossibile. È andato punto per punto, è riuscito a livellare il gioco, il set e questo è stato l'inizio della rimonta.

Non ci si rende mai conto a che punto inizia una rimonta, lo si vede dopo. Se è vero che Rafa è stato superiore nel secondo set e penso che meritasse di vincere quel set, ma quella superiorità deve concretizzarsi sul tabellone, cosa che non ha raggiunto”.

Sui tanti dubbi che avevano prima dell’inizio dell’anno
"Rafa è stato quello che ha spinto per andare in Australia a giocare il primo torneo, sapendo che poteva non andare bene, ma sapendo che poteva essere utile per gli Australian Open.

Da questo punto di vista è stato molto coraggioso, quindi ci siamo messi tutti d'accordo. Poi è venuto fuori testa, anche se sarebbe potuto essere croce. Le prove sono state buone fin dall'inizio e gli sono piaciute le condizioni del campo.

Ma sì, è vero, eravamo sul punto di non andare a quel torneo”. L’ambizione di Nadal
"Quello che Rafa sta cercando è di essere competitivo e continuare ad evolversi. È vero che con il tempo si perde il fisico, la velocità o l'esplosività, ma si è più intelligenti e si gestiscono meglio le situazioni.

Dico sempre che Rafa è uno dei giocatori più intelligenti in campo, uno dei giocatori che legge meglio le partite, quello che si adatta di più ad avere un piano B, un piano C... direi che ha tutto l'alfabeto.

Se vede che l'avversario ha una crepa o il minimo spiraglio dove può entrare, lo vede, lo legge e lo prende. Il finale è un chiaro esempio: inizia male ma poi cambia poco a poco. Questa è l'adrenalina che ha dentro di sé, per vedere che può ancora combattere con i migliori del mondo".

Rafael Nadal e il paragone con i più grandi sportivi

Durante la carriera si è parlato molto di come Rafa sia uno degli sportivi più competitivi della storia
"Con le dita di una mano si può contare il numero di sportivi nella storia che hanno potuto vivere situazioni simili a quella di Rafa e sono riusciti a farseli scivolare via.

Un Michael Jordan, un Tiger Woods nei suoi momenti migliori, persino un Novak Djokovic nel tennis. Quel gene, quella competitività, quel modo di trasformare tutto ciò che gli capita è impressionante. Se avessimo fatto una sceneggiatura del torneo, la realtà sarebbe risultata migliore di quella che avremmo scritto.

Poi vedi che le piccole cose cambiano fino ad arrivare al lieto fine, ma sperimentare quella metamorfosi è incredibile. Era una sceneggiatura per un film americano”. E’ stata una metamorfosi a lungo termine
"Quando sono arrivato nel 2016, aveva 30 anni e mezzo, ma aveva una visione a medio e lungo termine.

Speravo che si sarebbe evoluto in un certo numero di aree e che avrebbe avuto ancora molta strada da fare. Abbiamo fatto una chiacchierata e l'ho visto molto motivato, desideroso di vincere di nuovo i Grandi Slam, ed è stato allora che mi sono convinto che tutto poteva accadere.

Lo conosco da molti anni, sapevo dove c'era margine di miglioramento, quindi ho pensato che fosse il momento di cambiare certi aspetti e dal primo torneo (Australian Open 2017 n.d.r) le cose sono andate bene. Non c'era altro modo, se voleva prolungare la sua carriera doveva correre dei rischi, quindi gli va riconosciuto il merito di essere sempre stato aperto al cambiamento.

La gente non si rende conto della qualità che ha, qualsiasi cosa gli si proponga, la fa". Sul ventunesimo slam e sulla questione GOAT
"Se ci pensi freddamente, è impressionante. Quello che posso assicurarvi è che in Australia in nessun momento abbiamo parlato di #21, anche se era all'orizzonte, sai che può succedere.

Parlarne avrebbe messo più pressione di quanta non ne avesse già. Non alimentiamo questo dibattito, lo lasciamo alla stampa e agli appassionati di tennis. Rafa è felice con quello che ha, sarà altrettanto felice se finisce con 21 e Djokovic con 25.

Ovviamente, non ha intenzione di rinunciare al 22, se gli verrà data l'opportunità si batterà per questo, ma è un dibattito che, con tutti loro ancora attivi, non ha molto senso".

Rafael Nadal Carlos Moya