Moya: "La forza mentale di Rafael Nadal non può essere insegnata"



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Moya: "La forza mentale di Rafael Nadal non può essere insegnata"

Nonostante le difficoltà legate alla pandemia che ha colpito il mondo intero, il 2020 ha avuto comunque risvolti positivi per Rafael Nadal. Il fenomeno spagnolo, dopo aver saltato la trasferta negli Stati Uniti e aver rinunciato a difendere il suo titolo agli US Open, ha sbaragliato la concorrenza al Roland Garros vincendo il suo 13° titolo a Parigi senza perdere nemmeno un set.

Grazie a questo successo, l’ex numero 1 del mondo ha coronato un lunghissimo inseguimento eguagliando il record di 20 Slam di Roger Federer. Il 34enne maiorchino sperava di riuscire finalmente ad infrangere il tabù Finals, ma la sua corsa alla O2 Arena di Londra si è arrestata in semifinale contro uno scatenato Daniil Medvedev.

Carlos Moya, che lavora nel team di Rafa ormai dal dicembre 2016, ha spiegato che – sebbene l’ausilio di psicologi dello sport sia diventato sempre più comune nello sport professionistico – il 20 volte campione Slam ha imparato a gestire la pressione da solo.

Moya: "Nadal ha lavorato molto sulla tattica"

“Da quando lavoro con Rafael Nadal, non ho mai pensato che avesse bisogno dell’aiuto di un mental coach” – ha esordito Moya in un’intervista a Libertad Digital.

“Ci sono dei giocatori che ne hanno maggiormente bisogno, magari perché hanno più insicurezze. In questo sport, la mente gioca un ruolo fondamentale. Tornando a Rafa, posso assicurare che la sua forza mentale non deriva dagli insegnamenti di nessuno” – ha aggiunto.

Nella seconda parte della sua carriera, Nadal ha affinato la sua tattica in campo. “C’è sempre spazio per migliorare la strategia. Rafa ne è un buon esempio. A livello generale, cerchiamo di adattarci alle diverse superfici e alle condizioni che dobbiamo affrontare in ogni torneo” – ha analizzato Carlos.

“Se guardate le partite di Nadal alle Finals di Londra quest’anno, vi accorgerete che il suo piano di gioco era molto diverso da quello adottato un mese prima al Roland Garros. Non è sempre facile attenersi al piano tattico, dato che gli avversari colpiscono davvero molto forte e i punti durano sempre meno” – ha concluso.