Simon: "La Federazione francese avrebbe snaturato il gioco di Rafael Nadal"



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Simon: "La Federazione francese avrebbe snaturato il gioco di Rafael Nadal"

Gilles Simon è stato per lungo tempo uno dei giocatori più interessanti del circuito maschile, anche per le sue esternazioni fuori dal campo. Il veterano francese ha espresso pareri contro-corrente anche quando si è trovato a parlare di Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic.

Il 28 ottobre uscirà il so primo libro, in cui ‘Gillou’ documenta la sua vita nel tour e i suoi pensieri su argomenti delicati. In particolare, il sito WeLoveTennis.fr ha pubblicato un estratto del libro pochi giorni dopo il 13° successo di Nadal al Roland Garros.

Facendo riferimento al 20 volte campione Slam, Simon ha criticato aspramente l’operato della Federazione francese negli ultimi decenni. L’ultimo transalpino in grado di vincere a Parigi è stato Yannick Noah nel 1983.

Da allora, solo Henri Leconte ha raggiunto la finale nella capitale francese ben 32 anni fa.

Simon critica duramente la Federazione francese

“Nel momento in cui sto scrivendo, Rafael Nadal ha vinto dodici Roland Garros giocando otto metri dietro la riga di fondo e usando traiettorie molto arrotate.

Se si fosse allenato sotto la guida della Federazione francese, probabilmente sarebbe stato snaturato il suo gioco” – ha scritto Simon. Nella maggior parte delle strutture in Francia, i giocatori vengono abituati ad allenarsi quasi esclusivamente sul cemento.

Nadal ha invece perfezionato i suoi schemi sulla terra rossa, evolvendo poi il suo tennis fino a trionfare anche sulle altre superfici. “Qualcuno potrebbe ribattere asserendo che magari sarebbe stato un giocatore ancora migliore con i metodi della FFT.

Tuttavia, stando ai dati che abbiamo a disposizione, si può dire perlomeno che la sua carriera è stata semplicemente fenomenale, giusto?” – ha rincarato la dose. Il coach di Rafa Carlos Moya ha evidenziato l’importanza di rimanere uniti in questo periodo difficile.

“Ci sono stati momenti di enorme incertezza. Non c’era una routine, soprattutto all’inizio del lockdown. Abbiamo dovuto fare da psicologi per mantenere alto il morale del team. Dovevamo essere amici per superare quel frangente complicato”.