Rafael Nadal: "Sono orgoglioso di essere spagnolo"


by   |  LETTURE 1899
Rafael Nadal: "Sono orgoglioso di essere spagnolo"

In occasione dei 30 anni della rivista El Mundo, in un’intervista a Rafael Nadal, si discute non solo della carriera del campione di Manacor ma anche del paese Spagna.“In questi ultimi 30 anni abbiamo fatto progressi molto importanti, ci siamo ritagliati uno spazio molto importante.

30 anni fa avevamo un ruolo molto più secondario. A livello mondiale ci sono state cose buone e altre meno buone. Ci sono state guerre, disastri, povertà, troppa differenza tra alcuni paesi e altri. Per me sono stati 30 anni molto buoni ma naturalmente tornerei indietro.

Vorrei avere ancora tre anni” L’intervista prosegue sulla percezione della Spagna, per gli spagnoli che spesso sono negativi nei confronti del loro stesso paese. “Dipende dai luoghi, non credo che l’opinione sia unanime.

Tendiamo a pensare che all’estero sia meglio che da noi. Lo facciamo quasi per inerzia. C’è stata una crisi, c’è stata difficoltà, dobbiamo migliorare, ma dobbiamo guardare anche le cose buone.

La salute pubblica ad esempio. Sono stato in molti paesi, che noi consideriamo superiori e posso assicurarti che sono lontani da noi”. Nadal si dice poi orgoglioso di essere spagnolo “Fondamentalmente mi sento un cittadino spagnolo e mi sento fortunato ad essere nato dove sono nato.

Sono estremamente privilegiato”. Non si vuole sbilanciare politicamente, anche se un paio d’anni or sono s’era detto contrario all’indipendenza della Catalogna (“"Mi sento molto vicino ai catalani, ma mi sento anche molto spagnolo.

Non immagino una Spagna senza la Catalogna”.). Non si vuole sbilanciare :“in questo momento non lo farò” e si limita a rispondere diplomaticamente: “Bisogna pensare a cosa sarebbe positivo per la Spagna.

La gente vota i politici perché siano d’accordo e non per combattere tra di loro. Ultimamente ci sono state troppe volte in cui non lo sono stati. E’ giunto il momento di riflettere un po’”. C’è anche l’aspetto solidale, di Nadal.

Ma Rafael tende a minimizzare: “Una cosa è voler dare un’immagine di persona solidale l’altra cosa è esserlo. Ci sono persone che cercano di sfruttare al massimo i media per le cose che fanno, non è il mio caso.

Quello che facciamo con la Fondazione Rafa Nadal non ha sempre l’impatto che merita ed è colpa mia. Non ho mai voluto che la mia fondazione sembrasse uno spot per migliorare la mia immagine, perché mi sembra irrispettoso per la fondazione stessa”.

Si vira poi sulla disinformazione a riguardo, come la genuinità della sua presenza a Sant Llorec, quando Rafa Nadal, pala alla mano, si prodigò ad aiutare in seguito ad un’alluvione: “Tutta la mia famiglia da parte di mia madre è di quella città, a cinque km da Manacor.

Tutto quello che ho fatto è andare a vedere cosa stava succedendo e andare ad aiutare, come hanno fatto tutti i miei amici. Immagino che siano i pedaggi da pagare per l’essere famosi. La cosa che mi costa di più è la mancanza di sensibilità delle persone.

Perché se sei famoso devi essere esposto al fatto che possono dire qualsiasi cosa su di te? Quando penso a un'altra persona, provo a farlo sulla base della conoscenza e, in caso contrario, sto zitto”.