Rafael Nadal: "Dopo Indian Wells ero a pezzi"


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Rafael Nadal: "Dopo Indian Wells ero a pezzi"

Rafa Nadal ha rilasciato due interviste alla rivista spagnola AS, una quattro ore dopo aver sollevato il dodicesimo trofeo del Roland Garros e un'altra, il giorno dopo nel suo hotel. Successivamente il 18 volte campione slam è partito per Maiorca a godersi il meritato riposo.

- Un mese e mezzo fa avresti pensato che sarebbe successo tutto questo? -No, ma se ho continuato a lavorare è perché speravo di arrivare a questo risultato, anche se in quel momento non era facile immaginarlo.

Ma se non avessi creduto potesse diventare realtà avrei preso un’altra strada. - Hai avuto un momento di crisi? - Non esattamente. Ci sono momenti in cui devi prendere delle decisioni importanti e chi segue il circuito sa cosa mi è successo negli ultimi 18 mesi.

Se al ginocchio (destro), che mi ha dato problemi, aggiungiamo tutte le cose extra che mi sono successe, sono davvero tante. Sto invecchiando ok, ma avevo toccato il fondo, perché è frustrante non allenarsi o competere per lottare per gli obiettivi per cui giochi a tennis.

- Com’è andata? - Dopo Indian Wells ho avuto una crisi fisica e mentale. Nella mia testa c'erano diverse alternative, una era fermarsi per vedere se il mio corpo si rigenerava un pò, smettendo di crearmi problemi su problemi.

L'altro era andare avanti, ma cambiando metodologia di alimentazione e di allenamento, perché continuare come stavo facendo prima non mi rendeva felice. - Che cosa hai fatto? - Ci sono stati molti cambiamenti e li ho affrontati con atteggiamento, energia e concentrazione per essere in grado di essere competitivo nella stagione su terra, che è la parte più bella dell'anno per me.

La stagione è stata fantastica con due titoli e tre semifinali, ma la cosa più importante è aver fatto quel processo, quel miglioramento che avevo immaginato, valorizzando ogni giorno ed i piccoli miglioramenti.

Da lì sono riuscito a raggiungere un livello molto alto. Quando ho perso contro Thiem a Barcellona mi era piaciuto come avevo giocato, proprio come a Madrid fino al giorno della semifinale con Tsitsipas, una partita in cui non stavo bene ma sono riuscito ad essere competitivo.

Avevo già compiuto importanti passi avanti e a Roma ho compiuto quello definitivo. - Com'è stato quando sei arrivato a Maiorca dopo Indian Wells? - Con poca voglia, perché avevo un’infiammazione nel tendine del ginocchio che supponeva di nuovo un trattamento ed una pausa di 2 o 3 settimane.

Quando sono rientrato avvertivo ancora dolore ma non mi stanco mai di soffrire per il tennis. Vivo il tennis con passione ma i dolori c’erano ed ero stanco che accadesse continuamente. Accumuli dolore, dolore, dolore per molti mesi e, quando ti riprendi, entri in un altro problema.

Ho trascorso un momento di scarsa forma fisica dopo Indian Wells e a Monte Carlo sono arrivato con poco allenamento. - Quando eri dentro la crisi ti sei sentito ad un certo punto molto solo? - Non mi sono mai sentito così in nessuna situazione.

Ho amici da tutta una vita, gli stessi da quando avevo tre anni. Posso sempre parlare con qualcuno di loro. La mia squadra è praticamente la stessa di sempre e ho sempre la famiglia con me a Manacor. Nei villaggi la vita è diversa rispetto alle grandi città, ho contatti con la mia famiglia e con gli amici ogni giorno.

Non mi sono mai sentito solo, ma quello che vivo e sento lo sento solo io perché sono io che ho attraversato diverse situazioni. A volte ho bisogno di aiuto da parte di persone che mi conoscono bene, che mi amano, e anche dal team.

Sono sempre stato ben informato e accompagnato. -Come hai fatto a trovare sempre la chiave per uscire dai momenti di difficoltà? - In realtà, la cosa buona che ho è che né quando vinco è qualcosa di incredibile, né quando perdo tutto è inquietante.

Sono una persona emotivamente stabile, con momenti migliori o peggiori, ma né molto in alto né molto in basso. Ragionando sempre a medio termine riesco ad accettare cose positive e negative. Quando mi succede di vincere cerco di non esaltarmi, e questo mi aiuta molto a continuare a farlo.

Mantengo un profilo normale, valutando cosa sta succedendo e rispettando lo sport, i rivali e la competizione. Puoi vincere o perdere, ma avere l'accettazione di queste due cose ti fa affrontare le cose in modo più adeguato.

- Dopo la sconfitta a Barcellona ti sei chiuso nella tua stanza, cosa hai fatto lì? - Tutti sono andati a cena e io non ero dell'umore giusto. Avevo bisogno di pensare dopo aver parlato con la squadra e la mia famiglia.

Ci sono momenti che possono ispirarti, strumenti che ti possono aiutare, come i video. Ho fatto una riflessione adeguata sulla situazione e mi sono risollevato. - Ti piace molto la musica, qual è stata la colonna sonora della tua risalita? - Non lo ricordo molto bene, perché ascolto la musica quasi sempre, prima deila partita, in camera...

Sono quasi sempre con della musica di sottofondo. Per ogni momento e per ogni stato emotivo c'è una melodia diversa, che ti aiuta davvero ad ispirarti, a ricaricare le batterie o a rilassarti. Sono un amante della musica in generale, non ho un singolo stile.

Mi piace e mi aiuta. - Ora, dopo quello che hai fatto al Roland Garros, sembri capace di tutto... -No, non mi sono mai visto così. Sono felice di aver realizzato qualcosa di molto speciale. Ma ovviamente la strada che è stata fatta non va chiusa qui, bisogna andare avanti.

Devo regolare un pò il mio calendario, devo parlare con la mia squadra per cercare di essere al meglio nei tornei in cui vorrei fare bene. - Sei sempre stato molto saggio nel dire che devi valutare ciò che hai vinto, ad un certo punto hai smesso di farlo? - Non lo so, non credo di aver commesso quell'errore.

È vero che a un certo punto, non ora che ho appena vinto un titolo, la gente ha quasi pensato che dovessi farlo. È pericoloso, ma questo non è successo. Dal 2015 quella sensazione è scomparsa. Ho valutato ogni titolo e alcuni mi hanno reso più felice di altri.

- Tennisticamente, cos'è che ti ha soddisfatto di più nel torneo? - Ho fatto molte cose bene o meglio ho sbagliato davvero poco. Non ho commesso molti gratuiti ed il servizio mi ha aiutato nei momenti importanti.

La mobilità e i cambi di direzione sono stati ottimi per tutto il torneo, in più aver giocato per cinque settimane senza infortuni ha restituito in me la fiducia verso il mio corpo. Se accumuli infortuni, hai paura quando ti muovi e non vai sulla palla con sicurezza.

La competizione a volte è un allenamento, perché mi permette di migliorare. -Bjorn Borg ha vinto sei volte il Roland Garros e recentemente ne hanno fatto un film. Tu ne hai già vinti dodici, cosa ne faranno, una serie? - (sorride) No, è speciale quello che è successo in questo torneo o quello che è successo altre volte a Montecarlo, Barcellona e Roma, ma al Roland Garros ha qualcosa di più.

È difficile esprimere ciò che significa per me. Sono felice per tutto e sono consapevole di aver fatto qualcosa di straordinario. - Sei stato toccato dalle congratulazioni che hai ricevuto?- Premetto che non sono riuscito a leggerli.

Non mi sono ancora fermato dopo la finale. - Sei uno di quelli che conserva i ricordi quando vincono titoli come questo? - Normalmente tengo la maggior parte delle maglie degli Slam che vinco, in più quando vinco una finale come questa conservo tutto il kit da gioco.

- Dopo questo successo cosa vuoi di più? - Sto pensando ad obiettivi a breve termine. Quello di adesso era di arrivare in fondo a Parigi. Una volta raggiunto, il prossimo step è riposare, riposare dopo questi mesi di stress, stanchezza fisica e mentale.

Devo fermarmi un pò prima di pensare a Wimbledon. - Che cosa hai intenzione di fare adesso? -La prima cosa è che questo martedì ho la laurea dei ragazzi e delle ragazze dell'Accademia. Sarò con loro.

Poi cercherò di staccare un pò, vorrei andare un paio di giorni al mare. Giocherò a golf e starò con la mia famiglia dato che sono riuscito a passare poco tempo con loro negli ultimi due mesi e mi godrò l'inizio dell'estate.

- A proposito dell'Accademia, come va, sei contento di quel progetto? - È complicato, ma siamo felici. Non possiamo lamentarci. È stata aperta solo tre anni fa e il coinvolgimento dei ragazzi è eccezionale.

L'accoglienza di tutte le persone che sono venute, ci ha lasciato bei ricordi. Ci sono 130 bambini che vivono e studiano lì. Inoltre, ci sono più di 2.000 atleti in palestra, molti utenti abituali del centro sportivo, visitatori da tutto il mondo che vengono a fare il programma delle visite.

Ha generato un punto d'incontro che è quello che mi soddisfa di più. Essere in grado di vivere e condividere con così tante persone momenti personali è davvero speciale.