Odi et Amo: Nadal e gli Australian Open


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Odi et Amo: Nadal e gli Australian Open

Odi et amo è probabilmente il carme più noto di Catullo, poeta romano e rivoluzionario, precursone del classicimo. Il contrasto di sentimenti che l'amore provoca è in realtà anche uno dei tòpoi più comuni nella letteratura mondiale. Ma in una realtà più vicina alla fantasia, decisamente più frivola, c'è chi ha assorbito il principio in maniera estremamente precisa: un bruto in canotta e pinocchietti in terra australe.

Tredici i capitoli del romanzo. Uno solo con il lieto fine. Nadal - che agli Australian Open ha collezionato anche due ritiri e tre finali - non ha mai abbandonato la terra dei canguri in condizioni fisiche troppo felici. Inutile assecondare le prime apparizioni, intervallate dai primi successi sulla terra e dal primo forfait nel 2006, la maledizione australiana di Nadal inizia davvero nel 2008.

Da Tsonga alla cavalcata vincente nel 2009. Dalla prima semifinale in carriera sul blu della Rod Laver Arena al guizzo con Federer. Passando per la maratona con Verdasco. La prima, e forse ultima, volta del campione di Manacor agli Australian Open nell'annus horribilis. Quello della prima sconfitta in assoluto sulla terra di casa. Nell'anno della riconferma - in condizioni fisiche assai precarie - affanna poi fino ai quarti di finale prima di soccombere con Murray ai quarti e di alzare bandiera bianca a inizio terzo set per un problema al ginocchio.

Rafa arriva in Australia nel 2011 con l'obiettivo di chiudere il cerchio. In cascina i successi sulla terra di Bois de Boulogne, sul prato di Church Road e sul cemento di Flushing Meadows. Un fastidio muscolare alla coscia sinistra si rivela però fatale ai quarti di finale. Nadal porta a termine il match con Ferrer per una pura questione di rispetto. A stringere la mano all'amico - e compagno di Davis - ci arriva quasi in lacrime.

Il 2011 è anche l'anno delle sei sconfitte consecutive in finale con Djokovic, due delle quali a cavallo tra Wimbledon e New York. Nel 2012 la sfida si ripropone nel Major: Nadal ha già griffato i nomi di Berdych e Federer sul taccuino delle vittime e in finale, forse per la prima volta dal 2010, ci arriva da favorito. Avanti 4-2, su una situazione di 15-15, il maiorchino propone una palla abbastanza complicata al serbo dopo una buona prima di servizio: nei pressi della rete sbaglia però un comodo rovescio. Quello della svolta. Rafa non azzanna la quando sente l'odore del sangue e da predatore diventa preda. Cade, poi, dopo 5 ore e 53 minuti nella finale Major più lunga della storia e rimanda ancora una volta l'appuntamento con il secondo sigillo in Australia.

Paradossalmente non è il passo falso più doloroso. Nel 2014 la sorte è decisamente più beffarda. Rafa fa il suo ritorno a Melbourne dopo il secondo forfait in carriera: all'atto conclusivo trova Wawrinka. Reduce da uno storico successo ai danni del campione uscente ai quarti,  e alla prima finale in carriera in un Major, l'elvetico sfata il tabù Nadal dopo dodici sconfitte consecutive. Per Rafa è uno psicodramma: la schiena cede dopo un set. Il numero uno del mondo riesce miracolosamente a forzare la questione al quarto prima di lasciarsi sballottarre da un lato all'altro del campo in attesa di dichiarare resa.

Nel 2015 sopravvive al carneade Smyczek nelle fasi iniziali del torneo, non a Berdych nei quarti. Verdasco scrive una pagina della Rafa's Curse con 6 anni di ritardo. La vendetta vale al maiorchino la prima sconfitta all'esordio in uno Slam dal 2013. Fa meno male, ma pesa sul fardello dell'annata in maniera preoccupante.

Per ogni storia che nasce, ce n'è una che muore. Più banalmente, c'è un vincitore per ogni vinto. Nel 2017 a indossare le vesti più sgualcite è proprio Nadal. Il tutto al termine di una delle finali più simboliche della storia del tennis. Il maiorchino ha l'opportunità di cambiare il volto della sua personalissima storia di amore-e-odio con gli Australian Open: ha l'opportunità (con un break di vantaggio a inizio quinto set) prettamente fisica di battere Federer. Dopo un torneo storico. Ma non ci riesce. E al ritorno, probabilmente il più complicato, con la strada spianata verso la finale (favorita da un tabellone piuttosto agevole) si ferma davanti a Cilic e a un problema muscolare. L'ennesimo in Australia.

di Giorgio Perri

** Questo articolo e' tratto dalla Rivista Tennis World, numero 51.
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