Djokovic, infortunio alle spalle? "Devo ragionare giorno dopo giorno"



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Djokovic, infortunio alle spalle? "Devo ragionare giorno dopo giorno"

Doveva vincere e lo ha fatto. Doveva evitare problemi e lo ha fatto. Superato lo spettro del problema fisico, almeno apparentemente, Novak Djokovic supera il setaccio degli ottavi di finale su blu di Melbourne Park in maniera selvaggia.

Manco a dirlo lascia per strada cinque game nella sfida contro Alex de Minaur e chiude sul 6-2 6-1 6-2 senza concedere palle break. Tredicesima volta tra i primi otto per il fenomeno serbo, che eguaglia il numero di vittorie consecutive agli Australian Open (25) e porta a quota 37 i successi sul suolo australiano.

Lo stesso che gli aveva tolto la possibilità di combattere per il primo Slam nella passata edizione. “Non credo di essere stato vicino al mio miglior tennis di sempre, sicuramente ho giocato il miglior tennis della stagione.

Sono molto soddisfatto perché ovviamente con il passare dei giorni le partite si fanno sempre più complicate. E sono contento di essere riuscito a farlo in questa maniera. Mi sono sentito molto bene in termini di mobilità e questa penso che sia in assoluto la notizia migliore” ha spiegato.

“Anche se è importante ragionare giorno dopo giorno. Sono contento che il mio corpo abbia risposto bene stasera perché non ho sentito dolore alla gamba. Mi sono mosso come avrei voluto muovermi anche nelle tre precedenti partite.

Vuol dire che stiamo andando nella direzione giusta” Migliorie abbastanza visibili anche rispetto alla fine del primo set contro Dimitrov. “Dipende da come risponde il mio corpo. Alcuni giorni bene, altri male. Come ho già spiegato a bordocampo, non voglio ‘festeggiare’ troppo presto perché non so come starò domani o nel corso dei prossimi match” Le ambizioni di Djokovic rimangono quindi ovviamente intaccate.

Anche se appena una settimana fa le premesse lasciavano presagire altro. “So che sono l’ultimo superstite in tabellone ad aver vinto uno Slam, ma non credo che questa cosa possa fare la differenza a lungo termine. Almeno per gli altri ragazzi rimasti”