Djokovic, tra ossessione e passione. "Ho ancora fame. Voglio fare la storia"



by   |  LETTURE 2007

Djokovic, tra ossessione e passione. "Ho ancora fame. Voglio fare la storia"

Sei volte Djokovic. Come Federer e nessun altro. Il fenomeno serbo alla fine di una stagione surreale chiude con la corona in testa e fa ovviamente fatica a nascondere la straordinaria emozione nel corso della lunghissima conferenza stampa.

"Mi sento incredibilmente soddisfatto viste le circostanze di tutta la stagione, a partire da quella in Australia. Per i primi sette mesi ho cercato di trovare un equilibrio mentalmente, ma anche in campo in modo da poter rientrare nella migliore delle maniera.

E credo di esserci riuscito" ha detto con un sorriso. Diciamo che è iniziato tutto in Italia e non è una coincidenza. Lì ho iniziato a sentirmi la grande dopo la vittoria e il titolo a Wimbledon è stato incredibilmente importante per me.

Da lì ho praticamente perso solamente la finale di Parigi-Bercy. Giocare e vincere in Italia dove ho un legame così profondo con i posti e le persone è un motivo di orgoglio per me" ha aggiunto.
Nel box di Djokovic, tutta la famiglia.

"Speciale. Non trovo un altro aggettivo. Sono incredibilmente contento che ci siano stati sia i miei figli che mia moglie" Nonostante la vittoria Slam, la quasi imbattibilità in stagione e il titolo alle Finals, Djokovic ha chiuso quinti la stagione.

Dimostrazione di quanto eccezionali siano stati i risultati dove ha giocato. "Questa settimana probabilmente sono il migliore. In generale, il ranking mostra chi è stato il più forte e Alcaraz merita assolutamente di stare al primo posto.

Nella mia testa però mi sento sempre il migliore del mondo. Ho questo genere di mentalità e questo genere di approccio al gioco, A prescindere da avversari, superfici e condizioni di gioco. Approccio che a 35 anni mi consente di vincere ancora questo genere di titoli" ha spiegato.

Ritirarsi? Neanche per sogno. Gli obiettivi per Djokovic rimangono sempre gli stessi. E sono giganti. "Non ci ho ancora pensato, devo essere sincero. Non c'è nessuna 'end-zone' come si dice negli sport americani.

Non ho ancora idea di come e dove voglia concludere la mia carriera. Se lo sapessi, probabilmente ve lo direi qui, ma non lo so davvero. Per me la cosa più importante è provare determinate emozioni in campo e divertirmi, anche in allenamento.

Un conto è giocare i tornei e vincerli, un altro è allenarsi, convivere con tutto quello che c'è dietro, avere una certa routine. Semplicemente questa situazione day-by-day mi piace. Mi piace giocare con mio figlio, con gli altri ragazzi del tour, con chiunque.

Sono queste situazioni che mi spingono a continuare. Si tratta di una passione e di una ossessione in qualche modo. Fa semplicemente parte della mia vita, definisce chi sono e cosa ho fatto. Resterò per sempre nel mondo del tennis, in un modo o nell'altro" ha spiegato.

"So per certo che voglio continuare a giocare, a vincere grandi tornei e a fare la storia di questo sport. Ah e ci vediamo in Australia" Una vittoria di gruppo, nonostante non tutte le partite siano state facili e non sempre le condizioni fisiche perfette.

"Cosa posso dire? Ho un team fantastico e combatto sempre una battaglia contro me stesso, dicendomi ogni volta che ce la posso fare"