"Non è stato facile". Djokovic e la stella NBA Irving tornano sulla scelta no-vax

Mentre il mondo cercava di uscire dalla pandemia, due star mondiali hanno fatto parlare per le loro scelte no-vax

by Alessandro Maggi
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"Non è stato facile". Djokovic e la stella NBA Irving tornano sulla scelta no-vax

Mentre il mondo cercava di uscire dalla pandemia, due star mondiali hanno fatto parlare per le loro scelte no-vax: Novak Djokovic ovviamente, e il fuoriclasse NBA Kyrie Irving. Curiosamente, entrambi sono tornati sull’argomento nelle scorse ore.

Djokovic e Irving, il “sacrificio” no-vax

Presente all’ATP di Tel Aviv, in Israele, Nole Djokovic torna a giocare con dei punti in palio per la classifica mondiale. Il trionfatore dell’ultimo Wimbledon, tuttavia, ha alle spalle le rinunce all’Australian Open e allo US Open, e la Laver Cup ha rappresentato il suo rientro proprio dopo la finale di Londra.

In conferenza stampa, il fuoriclasse serbo è tornato sulle sue convinzioni, di fatto “fatali” per il suo status di numero 1 del mondo: «Guardare da casa i match del Grande Slam, quando sai di essere pronto e preparato per esserci, non è affatto facile, ma è una situazione che devo accettare: ho preso una decisione e queste sono le conseguenze di quella decisione, e di questo ne sono consapevole e convinto».

Intanto, dall’altra parte dell’oceano, una superstella NBA si prepara ad affrontare la nuova stagione. Kyrie Irving, nel 2021-2022, ha giocato solo 34 delle potenziali 86 gare con i suoi Brooklyn Nets, questo perchè lo stato di New York non permetteva l’ingresso alle arene a giocatori non vaccinati.

Una posizione che fece molto discutere: perchè Irving è una superstella riconosciuta dal titolo conquistato a Cleveland con LeBron James, e perchè in gioco c’era un contratto da 35 milioni di dollari per la singola annata.

Nel corso del Media Day della sua franchigia, il giocatore è tornato sull’argomento: «Ho rinunciato a un’estensione quadriennale da più di 100 milioni di dollari pur di non vaccinarmi. Non sapevo se avrei potuto giocare anche in NBA o in questa swuadra.

Ho preso questa scelta in maniera consapevole, pur sapendo di rischiare di perdere il lavoro». «Avremmo dovuto trovare un accordo già prima del training camp della scorsa stagione. Non è successo a causa del mio status di persona non vaccinata.

Ho compreso il punto di vista della società, e ho dovuto conviverci. Ma è stato un boccone amaro da ingoiare».

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