Cerundolo difende Novak Djokovic: "È un uomo autentico e genuino"



by   |  LETTURE 3845

Cerundolo difende Novak Djokovic: "È un uomo autentico e genuino"

Quest’anno, Novak Djokovic è finito sui notiziari per ragioni diverse dai suoi trionfi sul campo da tennis. Il fenomeno serbo ha pagato a carissimo prezzo la sua scelta di non vaccinarsi contro il Coronavirus, non avendo potuto difendere il titolo agli Australian Open.

Oltre ad aver subito un grave danno d’immagine, l’ex numero 1 ATP ha dovuto assistere impotente alla vittoria di Rafael Nadal a Melbourne Park. Per lo stesso motivo, il 35enne di Belgrado è stato costretto a rinunciare anche ai Masters 1000 di Indian Wells e Miami in primavera.

Dopo la delusione patita al Roland Garros, Nole ha risollevato la sua stagione imponendosi a Wimbledon per la settima volta in carriera. Il ‘Djoker’ ha eguagliato Pete Sampras e ha accorciato il gap che lo separa da Nadal nella classifica all-time dei Major.

Il pupillo di Goran Ivanisevic è stato obbligato a ritirarsi dal Canadian Open, essendogli precluso l’ingresso nel Paese a causa del suo status di non vaccinato. La sua speranza è di ricevere un visto speciale che gli consenta di giocare gli US Open.

Ospite nell’ultima edizione del podcast ‘3iguales’, Francisco Cerundolo ha spezzato una lancia in favore di Djokovic.

Cerundolo difende Nole Djokovic

“Non è vero che Novak Djokovic è il cattivo del circuito, anzi è l’esatto contrario.

Stiamo parlando di un grandissimo campione, che non ha paura di esprimere le sue opinioni. È un uomo autentico e genuino” – ha spiegato Cerundolo. “Il ‘problema’ è che le persone sono talmente innamorate di Roger Federer e Rafael Nadal che non riescono ad apprezzarlo fino in fondo” – ha aggiunto.

L’argentino è un grande estimatore di Nole: “Sono convinto che Djokovic vincerà più Slam di tutti. Inoltre, il serbo è quello che si è speso di più per aiutare i giocatori di seconda fascia”.

Nel corso di un’intervista a ‘La Repubblica’, Goran Ivanisevic ha parlato del suo rapporto con Novak: “Non è sempre facile essere il suo coach. All’inizio ero molto timido e non sapevo come gestire le varie situazioni. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per adattarmi”.