Davydenko su Novak Djokovic: "Non ce lo vedo a giocare fino a 40 anni"



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Davydenko su Novak Djokovic: "Non ce lo vedo a giocare fino a 40 anni"

Novak Djokovic ha incontrato molte difficoltà in questa prima parte di stagione, legate anche alla sua scelta di non vaccinarsi contro il Coronavirus. L’ex numero 1 del mondo non ha potuto difendere il titolo agli Australian Open, oltre ad aver subito un grave danno d’immagine a causa di quella ben nota telenovela.

Il fuoriclasse serbo si è imposto agli Internazionali BNL d’Italia e sperava di aggiudicarsi il suo terzo Roland Garros, ma le sue speranze si sono infrante già nei quarti contro il suo eterno rivale Rafael Nadal.

Una prestazione ricca di alti e bassi ha impedito a Nole di sconfiggere Rafa a Parigi per il secondo anno consecutivo. Come se non bastasse, lo spagnolo si è poi involato verso il suo 22° Major. Il 35enne di Belgrado dovrà necessariamente vincere Wimbledon per restare in corsa, dato che difficilmente potrà recarsi a New York per disputare gli US Open.

Allo stato attuale delle cose, è incerta anche la sua presenza a Melbourne nel 2023. In una lunga intervista rilasciata a ‘CLAY’, Nikolay Davydenko ha analizzato il momento che sta attraversando Djokovic.

Djokovic vuole il suo settimo Wimbledon

“Novak Djokovic sta invecchiando - com’è normale che sia - ma vuole vincere qualche altro Slam. Ha buone chance a Wimbledon e agli US Open, a patto che possa andare a New York.

Dipende tutto dal suo stato psicofisico” – ha affermato Davydenko. L’ex numero 3 ATP si è sbilanciato sul futuro di Nole: “Ogni anno diventa sempre più difficile competere ad alti livelli.

Non ce lo vedo giocare fino a 40 anni. Puoi giocare fino a quell’età per divertirti, ma non hai più chance di vincere gli Slam”. Il russo ha ricordato il suo primo allenamento con Novak: “Eravamo a Roma e lui mi ha scaldato prima della partita.

All’epoca aveva 16-17 anni e Riccardo Piatti – con il quale lavorava – mi disse che Djokovic sarebbe diventato un top player. Ero perfettamente d'accordo con lui. Due anni più tardi era già tra i primi 10. Il fatto che sia ancora lì mi lascia senza parole”.