Zapata Miralles è rimasto sorpreso dall'atteggiamento di Novak Djokovic



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Zapata Miralles è rimasto sorpreso dall'atteggiamento di Novak Djokovic

Novak Djokovic è uno dei giocatori più apprezzati e rispettati dai colleghi, mentre il pubblico gli ha spesso riservato un trattamento ostile in giro per il mondo. La ben nota questione vaccinale non ha certo fatto bene all’immagine del serbo, che non ha potuto difendere il titolo agli Australian Open.

Come se non bastasse, l’ex numero 1 ATP ha dovuto assistere impotente al trionfo di Rafael Nadal a Melbourne Park. Lo spagnolo si è ripetuto al Roland Garros, issandosi a quota 22 Slam, mentre Nole non è andato oltre i quarti di finale a Parigi (sconfitto proprio da Nadal in quattro set).

Il 35enne di Belgrado occupa la terza posizione del ranking mondiale, ma è destinato a perdere ulteriori posizioni nelle prossime settimane (ricordiamo infatti che Wimbledon non assegnerà punti quest’anno).

Allo stato attuale delle cose, Novak non potrebbe nemmeno volare a New York per disputare gli US Open. Nel corso di una lunga intervista al portale ‘Punto de Break’, Bernabe Zapata Miralles – autore di un ottimo Roland Garros – ha raccontato di aver parlato con Djokovic per la prima volta nella sua vita.

Djokovic è molto amato dagli altri giocatori

“Durante il Roland Garros, ho avuto l’opportunità di parlare con Novak Djokovic negli spogliatoi. Non avevo mai scambiato una parola con lui. Si è rivolto a me in inglese e mi ha colto un po’ alla sprovvista” – ha ammesso Zapata Miralles.

“Abbiamo parlato per circa cinque minuti, era interessato ai miei risultati e mi ha fatto i complimenti. È stato super gentile. Il giorno dopo mi ha visto mentre mi allenavo ed è venuto subito a salutarmi, come se ci conoscessimo da una vita” – ha aggiunto.

Bernabe ha raggiunto gli ottavi a Parigi partendo dalle qualificazioni: “Non ho fatto niente di diverso rispetto ai due anni precedenti. La componente psicologica fa la differenza nel tennis e io mi sentivo davvero bene.

Non ero costretto a vincere e non avevo alcuna pressione, il che mi ha aiutato ad esprimermi al meglio. Questo sport è strano: a volte vinci giocando male, ma può succedere anche il contrario”.