Courier: "Novak Djokovic non sarebbe mai dovuto partire per l'Australia"



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Courier: "Novak Djokovic non sarebbe mai dovuto partire per l'Australia"

Novak Djokovic è entrato in Australia il 6 gennaio grazie ad un’esenzione medica, ma è stato trattenuto in aeroporto e gli è stato revocato il visto. Pur avendo vinto il primo ricorso davanti al giudice Anthony Kelly per un vizio procedurale, il numero 1 del mondo è stato ‘colpito’ dal potere discrezionale del ministro dell’Immigrazione Alex Hawke.

I legali del 20 volte campione Slam hanno presentato un ulteriore appello, stavolta davanti alla Corte Federale. Domenica scorsa, i tre giudici della Corte Federale hanno confermato l’ordine di revoca del visto sancendo la fine delle speranze di Nole.

Il fuoriclasse serbo è dovuto tornare a casa e non ha potuto difendere il suo titolo agli Australian Open. Il 34enne di Belgrado si è aggiudicato per ben nove volte l’Happy Slam, oltre ad essersi imposto nelle ultime tre edizioni.

La scelta di non vaccinarsi potrebbe condizionare tutta la stagione di Djokovic, viste le recenti notizie provenienti dagli Stati Uniti e dalla Francia. In una lunga intervista a ‘Channel Nine’, Jim Courier ha espresso il suo punto di vista su questa controversa vicenda.

Il pensiero di Jim Courier

“Probabilmente non conosciamo tutte le sfumature di questa storia, visto che tanti dettagli non sono stati comunicati alla stampa” – ha esordito Courier. “Com’è possibile che Novak Djokovic fosse transitato all’aeroporto di Dubai senza alcun problema? Quando io sono arrivato all’aeroporto di Los Angeles, hanno controllato attentamente tutte le scartoffie che avevo con me.

Tutte le parti coinvolte hanno commesso una serie di errori e non c’è un reale vincitore. Forse sarebbe stato meglio se Novak non fosse mai partito per venire in Australia. Una simile decisione avrebbe giovato a lui stesso e al governo federale.

Non è stata una bella storia” – ha aggiunto l’americano. Gli ha fatto eco Darren Cahill: “Nel momento in cui ho saputo che Djokovic sarebbe giunto in Australia con un’esenzione, ho capito che sarebbe scoppiato il finimondo.

Tutta questa faccenda è stata gestita malissimo sin dall’inizio. Con il passare dei giorni, il pasticcio si è ingrandito sempre di più”.