Vajda rompe il silenzio: "Novak Djokovic ha subito un'ingiustizia"



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Vajda rompe il silenzio: "Novak Djokovic ha subito un'ingiustizia"

Il caso Novak Djokovic continua giorno dopo giorno ad arricchirsi di nuovi contenuti. Ieri è arrivata la motivazione ufficiale da parte della Federal Court che ha spiegato principalmente quali sono stati i motivi che hanno portato all’espulsione da parte del numero uno del ranking mondiale Atp dall’Australia.

Il passaggio forse più importante e probabilmente quello decisivo per prendere la decisione finale è quando si parla di "evitare che molti giovani e persone suscettibili potessero emularlo" Non era presente a Melbourne ma è stato spesso a contatto con Novak Djokovic, in collegamento telefonico, l’allenatore Marian Vajda che ha atteso tutti gli sviluppi dalla sua casa a Bratislava.

Dopo settimane di silenzio, uno dei membri più importanti dello staff tecnico del campione serbo, il quale raramente lascia interviste, ha deciso di fare un’eccezione esponendo la sua versione:
"Avevo bisogno di tranquillizzarmi, di lasciare che i pensieri restassero nella mia testa.

Ancora non capisco perché gli abbiano fatto questo” -ha dichiarato Vajda a Sport.sk- “E’ da un po’ che non sopporto questa ingiustizia. Inoltre, i media sono uno dei maggiori colpevoli della manipolazione delle informazioni, e in Australia in particolare hanno assunto un atteggiamento costante contro Novak.

La mia prima reazione è stata di shock, sofferenza, tante emozioni. Non voglio nemmeno pensare a come avrei affrontato mentalmente la cosa se fossi stato lì. Anche a casa, a Bratislava, l'ho vissuto in un certo senso; non potevo credere che stesse succedendo una cosa del genere, non riuscivo a dormire bene.

Tutti sanno che aveva viaggiato con un unico obiettivo: giocare nel primo Grande Slam dell'anno e difendere il titolo.

"DEVE AVER SOFFERTO MOLTO. E' STATO UN PROCESSO POLITICO"

Marian Vajda ha avuto frequenti contatti con Djokovic in Australia attraverso dei messaggi
"Ci scrivevamo, non parlavamo al telefono” -prosegue- “Ha usato pochissimo il suo cellulare, io gli mandavo messaggi di incoraggiamento.

Non riesco a pensare come abbia potuto gestire tutto questo, deve aver sofferto molto. Ha sopportato umilmente tutte le misure, ma quello che gli hanno fatto deve averlo segnato. È stato un processo politico. Avrà sicuramente delle conseguenze significative, sarà molto difficile parlare o ripercorrere tutto questo.

Ha anche sperimentato un'invasione della sua privacy, così come la sua famiglia" Il venti volte vincitore slam non ha ricevuto ampia solidarietà da parte dei giocatori presenti nel circuito “E' vero che, allo stesso tempo, molte persone gli hanno scritto e hanno scritto anche a me e sono dispiaciute per quello che gli è successo" -ha dichiarato l’allenatore slovacco- "Tuttavia, non parleranno pubblicamente.

Da nessuna parte si potrà leggere di tutte le notti che Novak ha passato al computer, discutendo con molti giocatori delle loro condizioni sul circuito, come poterli aiutare e cosa fare per loro. Ricorda l'anno scorso, in cui ha persino fatto inviare le cyclette alle stanze dei giocatori confinati a Melbourne.

Durante tutta la pandemia ha lottato per loro. Ho anche la sensazione che molti giocatori non abbiano abbastanza fonti di informazione, perché la stampa li confonde e li fa essere contro di lui“. Non solo gli Australian Open, adesso anche gli altri tornei, compreso il Roland Garros, hanno annunciato che non lasceranno entrare nelle loro rispettive nazioni persone non vaccinate
"Non li capisco e non capisco perché sia ​​importante che annuncino questo genere di cose ora, visto che non si giocherà prima di maggio.

Il mondo ancora non sa cosa succederà con la pandemia neanche tra un mese. Come ci proteggeranno e come ci proteggeremo? Non voglio sottovalutare tutta questa situazione, è una cosa molto seria che sta succedendo in tutto il mondo, ma qual è il motivo perché dobbiamo discuterne a gennaio?"
L’intervista è terminata poi parlando sui prossimi piani di Djokovic in questa stagione:
"Non gli ho parlato ancora da quando è arrivato a Belgrado.

Nessuno lo sa, parlerà quando lo riterrà opportuno. È molto chiaro che questa vicenda lo ha colpito mentalmente, che gli farà male per un bel po' di tempo e che sarà difficile per lui toglierselo dalla mente.

Tuttavia conosco molto bene il mio allievo” -termina il trainer- “Novak è forte, deciso e non ha ancora detto la sua ultima parola nel mondo del tennis"