Djokovic compra l'80% di un'azienda impegnata nello sviluppo di una cura per il Covid



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Djokovic compra l'80% di un'azienda impegnata nello sviluppo di una cura per il Covid

La Corte Federale australiana ha deciso di rendere pubbliche le motivazioni che hanno portato alla cancellazione del visto inizialmente concesso a Novak Djokovic. Il serbo, dopo una lunga battaglia procedurale, ha dovuto lasciare l’Australia e ha perso la possibilità di difendere il titolo vinto lo scorso anno agli Australian Open.

Secondo la Corte Federale, il rischio di emulazione sarebbe stato troppo alto. “Un'iconica star del tennis può influenzare persone di tutte le età, ma soprattutto i giovani e più suggestionabili, e spingerli ad emularlo.

Questa non è una fantasia, non servono prove” . Le altre importanti motivazioni riguardano la scelta di sottoporsi al vaccino, la difesa dell’ordine pubblico e la scarsa considerazione delle misure di prevenzione contro il Covid-19.

“A gennaio 2022, Djokovic non è vaccinato. Il ministro ha tutte le possibilità di concludere che per un anno abbia scelto di non vaccinarsi. Il fatto che avesse una ragione per non vaccinarsi ora, avendo contratto il Covid intorno al 16 dicembre 2021, non dice nulla sulla sua posizione nei molti mesi precedenti.

Djokovic avrebbe potuto incrementare il sentimento anti-vaccini, non soltanto quello dei gruppi anti-vax, ma anche di chi è semplicemente indeciso se vaccinarsi o meno” .

Covid, Djokovic e l'azienda impegnata nello sviluppo di una cura

Nel frattempo, sono emerse nuove indiscrezioni sulla vicenda.

Come affermato dall’amministratore delegato Ivan Loncarevic all’agenzia di stampa Reuters, Djokovic ha acquistato l’80% di QuantBioRes. Si tratta di un’azienda danese di biotecnologie, il cui principale compito è quello di sviluppare una cura per il Covid-19.

Il belgradese ha scelto di investire in quest’azienda già nel 2020 e non al seguito dell’espulsione dall’Australia, come molti media hanno voluto lasciar credere ai propri lettori. Dovrebbero essere undici i ricercatori coinvolti nel progetto in Danimarca, Australia e Slovenia.

Il loro obiettivo è strettamente legato allo sviluppo di un peptide che impedisca al virus di infettare la cellula.